La Turchia mangia il cioccolato italiano

16 luglio 2013 15:29 0 comments

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Non solo la Francia. I marchi dell’Italian style of life non piacciono soltanto ai colossi transalpini del lusso che si sono accaparrati Loro Piana, Gucci, Bulgari ed un crescente numero di marchi italiani di prestigio nella moda, negli accessori per la casa, nell’alimentare. Nel mercato globale che ama lo stile italiano spunta anche la Turchia. Che, con il gruppo Toksoz e attraverso Sanset Gida, si è accaparrata lo storico marchio Pernigotti di Novi Ligure, acquistando il 100% dall’Averna. Per il momento nella città piemontese si festeggia, nella convinzione che la proprietà turca possa garantire il rilancio non solo del marchio ma anche dell’attività produttiva. Ma come sempre, in questi casi, le speranze non nascondono i timori che il gruppo turco possa essere interessato più al marchio che non alla produzione. In pratica si teme che, con il marchio Pernigotti, la produzione possa essere trasferita in Turchia dove, peraltro, le competenze in campo agroalimentare non mancano. E non mancano neppure le materie prime, a partire dalle nocciole che servono per fare la crema gianduia od il torrone. Cioè le specialità di Pernigotti.

E’ anche vero, però, che la gran parte dei marchi italiani acquistati da gruppi stranieri hanno mantenuto la produzione sul territorio di origine. Da Cinzano a Martini, a Gancia. Che si tratti di proprietà europee, americane, russe, cinesi si cerca di mantenere il rapporto con il territorio proprio perché è questo rapporto che ha fatto grandi questi marchi.

Quanto alla Turchia, non si tratta certo del primo sbarco in Italia. Ma diventa sempre più interessante la prospettiva di investire non solo per rilevare marchi esistenti ma anche per investire in progetti industriali nuovi, in settori diversi. Così come fanno altri Paesi. D’altronde Ankara fa parte, da tempo, dei Paesi “forti” ed in espansione. Quelli protagonisti della crescita e che, dunque, devono diventare protagonisti anche degli investimenti nei Paesi che vantano grandi competenze ma che affrontano pesanti difficoltà economiche e finanziarie. Come l’Italia, appunto.

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