L’Operazione “Decisive Storm” in Yemen

30 marzo 2015 15:45 0 comments

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L’Arabia Saudita ha iniziato, nelle prime ore di giovedì, l’Operazione “Tempesta decisiva” in sostegno del legittimo presidente yemenita, Abd-Rabbu Mansour Hadi, e contro gli Houthi che si sono uniti alle forze dei lealisti dell’ex presidente Saleh per il controllo del paese. Questo è quanto ha riferito l’ambasciatore saudita a Washington dichiarando che la coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita è composta da 10 paesi.

La campagna sarebbe stata decisa “per proteggere e difendere il governo legittimo” del presidente yemenita, dopo il suo appello per un intervento internazionale.

Alla coalizione partecipano i seguenti paesi del GCC (Gulf Cooperation Council), tutti ad eccezione dell’Oman (fonte al-arabiya):

Arabia Saudita con 100 aerei da combattimento e 150,000 soldati per l’offensiva;

Emirati Arabi Uniti: 30 aerei da combattimento;

Bahrain: 15 aerei da combattimento;

Qatar: 10 aerei da combattimento;

Kuwait: 15 aerei da combattimento;

Giordania: 6 aerei da combattimento

Egitto: navi da guerra e supporto aereo;

Pakistan: navi da guerra e supporto aereo;

Sudan 3 aerei da combattimento e vorrebbe contribuire alle operazioni di terra;

Marocco: 6 aerei da combattimento.

decisive storm coalition

Gli Stati Uniti supporterebbero la coalizione con l’intelligence e la logistica, mentre la Turchia ha fatto sapere che potrebbe offrire supporto logistico alla campagna guidata dall’Arabia Saudita. Il Pakistan, unica potenza nucleare a maggioranza mussulmana, ha avvertito che qualsiasi minaccia all’Arabia Saudita incontrerebbe una “risposta forte” di Islamabad. Il Sudan, Egitto, e Arabia Saudita avrebbero promesso anche forze di terra per le operazioni, e ne starebbero pianificando l’impiego. Anche il Pakistan starebbe valutando l’invio di forze di terra in Yemen. Secondo quanto riportato da Al-Arabija l’operazione lanciata avrebbe portato all’eliminazione di diversi leader Houthi.

Nell’ambito militare yemenita, il Ministro della Difesa, Mahmood Al Subaihi vicino al presidente Hadi e Faisal Rajab, un suo top comandante militare, sarebbero stati arrestati lo scorso mercoledì nella provincia di Lahij, che confina con Aden. Nel frattempo si ha notizia che, la 35^ brigata corazzata (si stima che una brigata yemenita sia composta da circa 1.500 soldati), di stanza nella città meridionale di Taiz, si sarebbe ribellata al suo comandante, fedele al deposto presidente Ali Abdullah Saleh, alleato dei ribelli Houthi, per sostenere il presidente Abedrabbo Mansour Hadi, ritenuto dalle Nazioni Unite come il leader legittimo del paese. Le Forze armate yemenite sono un insieme di milizie tribali, attori essenziali, ma divisi nel conflitto, le cui divisioni all’interno hanno permesso agli Houthi di conquistare il territorio con poca resistenza.  Ma nel sud e ad est l’avanzata degli Houthi incontrerà una forte resistenza da parte di gruppi armati nella zona, anche se la recente perdita della base aerea di al-Anad strategica per i ribelli Houthi e la caduta temporanea dell’aeroporto di Aden, in favore delle forze pro-Saleh, sono indicativi delle limitate capacità militari delle forze pro-Hadi. Il presidente Hadi sarebbe supportato nel sud del paese, a maggioranza sunnita, da milizie note come Comitati di resistenza popolare e da tribù locali.

Il supporto dell’Iran agli Houthi è sempre stato intenso a livello politico e soprattutto nella fornitura di armi. Lo scorso anno gli Houthi, dopo aver preso il controllo della capitale, Sana’a avrebbero rafforzato i legami con l’Iran e inviato una delegazione a Teheran per discutere di cooperazione economica e dell’inizio dei voli diretti con la capitale iraniana. Mentre gli stati arabi del Golfo continuano ad accusare l’Iran di sostenere gli Houthi sia finanziariamente sia militarmente, anche se l’Iran nega tutto questo.

Il conflitto appena iniziato dalla coalizione ha, di fatto, aperto un altro fronte nella penisola arabica dove si rischia una guerra ancora più grande con l’Iran sciita che sostiene gli Houthi. Indubbiamente c’è un timore da parte saudita di un’espansione iraniana nell’area, timore che si era già visto nel 2011 quando le truppe saudite insieme a quelle degli Emirati Arabi Uniti entrano in Bahrein a causa di settimane di forti proteste da parte della maggioranza shiita nel paese.

In questo caso c’è lo Yemen che in passato è stato un paese dove i sauditi avevano esercitato una notevole influenza ma che continua a rivestire un’importanza strategica per la sua posizione sullo stretto di Bab al-Mandab, un passaggio che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden, attraverso il quale passa la maggior parte delle spedizioni di petrolio del mondo. Egitto e Arabia Saudita temono che la gestione da parte degli Houthi possa minacciare il libero passaggio attraverso lo stretto.

 

Elvio Rotondo

Country Analyst

Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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