L’India in volo frenato

7 luglio 2015 18:13 0 comments

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Crescita del Pil al 7,5% ma rischi per acciaio e servizi informatici. L’analisi del gruppo Coface crede nelle riforme del governo Modi

Modi

Una previsione di crescita del Pil pari al 7,5% per il 2015. L’India – secondo il Fmi – rappresenta “una delle luci di speranza dell’economia globale”. Ma potrebbe fare molto di più. Lo spiega un’analisi del gruppo Coface, uno dei leader mondiali nell’assicurazione dei crediti.  Coface apprezza le riforme avviate dal primo ministro Narendra Modi che “ha generato speranze in un Paese in cui la burocrazia e la carenza delle infrastrutture ostacolano gli investimenti privati e pubblici”.

In un anno di governo, Modi ha introdotto misure efficaci, a partire dall’armonizzazione dell’Iva a livello federale che, per Coface, dovrebbe stimolare la crescita e le entrate fiscali o il plafond degli investimenti diretti esteri (Ide) in molti settori.

Tuttavia gli Ide incontrano ancora troppi ostacoli e gli investimenti restano, nel complesso, inadeguati per sostenere una crescita consistente. Pesa l’indebitamento delle imprese e pesano i tropi progetti non ancora decollati. Così anche nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture,  che garantiranno una forte crescita della domanda di acciaio, a beneficiare della situazione saranno soprattutto le imprese cinesi perché le acciaierie indiane non sono competitive e hanno costi finali superiori del 20% rispetto a quelli cinesi.

Va meglio nel comparto dell’informatica, grazie a livelli salariali molto bassi ma, puntando solo sul costo del lavoro si rischia di perdere progressivamente quote di mercato a favore di Cina, Malesia e Filippine.

Coface è comunque ottimista sui risultati delle riforme avviate da Modi. Sia quelle realizzate, come nel settore della compravendita di terreni, sia quelle avviate, come il programma Make in India che dovrebbe rafforzare proprio il settore dei servizi informatici sia quello dell’acciaio.

I rischi riguardano la tenuta politica del governo, espressione del partito Bjp che controlla solo 13 dei 29 Stati del Paese.

Alessandro Grandi

 

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