L’Italia all’Osce. Speranze e prospettive per il futuro del Caucaso – Il Giornale 16.01.2018

17 gennaio 2018 09:50 0 comments

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L’Italia fa parte del “Gruppo di Minsk” e in quella sede ha, a suo tempo, come primo presidente, avanzato la proposta di cercare di risolvere il contenzioso fra Baku e Erevan.

La notizia che l’Italia ha assunto, per il 2018, la Presidenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa è passata praticamente sotto silenzio sui nostri media, soffocata dall’imminenza delle elezioni politiche e dal dibattito economico.

In primo piano fra quelle che la Presidenza italiana dell’Osce dovrà affrontare vi è l’ormai annosa questione del contenzioso fra Armenia e Azerbaigian a proposito del Nagorno-Karabakh. Contenzioso che risale allo sfaldamento dell’Urss, quando la comunità armena del Nagorno-Karabakh –da sempre territorio dell’Azerbaigian – chiese il trasferimento del territorio stesso all’Armenia. Una richiesta che è stata sostenuta dall’Armenia, le cui forze armate – appoggiate militarmente da attori terzi – hanno occupato non solo il Nagorno-Karabakh, ma altri sette distretti azeri, provocando l’esodo di oltre un milione di azeri; di fatto una vera e propria “pulizia etnica”, una delle tante cui, purtroppo, l’Europa ha assistito impotente all’infrangersi di quel mosaico multietnico che era l’Impero dei Soviet. Situazione che ancora perdura, vero e proprio conflitto “congelato”, che rischia periodicamente di riaccendersi; e, nonostante le numerose risoluzioni dell’Onu, i documenti di vari consessi ed enti internazionali, che deprecano l’occupazione militare e chiedono una soluzione negoziata che garantisca gli interessi di tutti e che restituisca a Baku la sua sovranità sui territori occupati, permettendo il ritorno a casa delle masse di esuli, sino ad oggi, non si è giunti ad alcun risultato. Anche perché il “Gruppo di Minsk” dell’Osce, il comitato internazionale delegato dalle Nazioni Unite per risolvere il problema, è restato sostanzialmente paralizzato dagli interessi particolari delle tre potenze che ne condividono la presidenza: Francia, Russia e Stati Uniti.

Continua la lettura dell’articolo di Andrea Marcigliano Senior fellow del think tank “Il Nodo di Gordio” su:> http://www.ilgiornale.it/news/mondo/l-italia-all-osce-speranze-e-prospettive-futuro-caucaso-1483746.html

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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