Inserire i profughi? A volte si può – @ilgiornale 09.11.2015

11 novembre 2015 21:35 0 comments

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L’emergenza profughi non è una novità di questi giorni, ma un pesante portato della fine della Guerra Fredda. Il problema delle enclave e i conflitti etnici nelle Repubbliche ex-sovietiche. L’esempio dell’Azerbaigian che ha saputo accogliere ed integrare una massa di profughi pari ad un settimo della sua popolazione

L’emergenza drammatica rappresentata da centinaia di migliaia di migranti che risalgono lungo la dorsale balcanica in direzione dell’Europa Centrale e, in particolare, della Germania, ha risvegliato l’attenzione dei Media occidentali su uno dei maggiori problemi che travagliano il mondo dalla fine della Guerra Fredda: quello dei profughi, costretti a lasciare le loro sedi originarie da sanguinosi conflitti civili e da sistematiche pulizie etniche.

Migranti in attesa di un bus al confine tra l’Austra e la Slovenia

Problema che la crisi siriana ha solo reso evidente ai nostri occhi per troppo tempo distratti, ma che di fatto sussiste sin dall’inizio di questa nuova era, che si era aperta, dopo il crollo del Muro di Berlino, con l’illusione della pace e della fine di tensioni e conflitti. Era della, cosiddetta, Globalizzazione che, non vedendo ormai più il confronto/scontro tra due grandi potenze, sembrava avviarsi a realizzare il “migliore dei Mondi possibili”, come sognato dal dottore Panglosse del Candido di Voltaire e come teorizzato, agli albori degli anni ’90 del secolo scorso, da Francis Fukuyama nel suo famosissimo saggio “La fine della Storia e l’Ultimo Uomo”. Clamoroso errore – ormai riconosciuto come tale dallo stesso politologo nippo-americano – dato che, ben presto, ci si è dovuti rendere conto che questo Nuovo Mondo era decisamente più pericoloso ed instabile di quello dei lunghi decenni di Grande Freddo fra Washington e Mosca.

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Continua la lettura dell’articolo a cura di Anrdrea Marcigliano, Senior Fellow, de “Il Nodo di Gordio” per Ilgiornale.it -> Inserire i profughi? A volte si può

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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