Analisi. Il realismo della Turchia nello scacchiere mediorientale – @barbadilloit 15.10.2015

16 ottobre 2015 11:51 0 comments

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La strage di Ankara sabato scorso ha innescato sulla stampa internazionale – e su quella italiana in particolare – una ridda di ipotesi, per lo più campate in aria. In particolare si tende ad accentuare la (presunta) colpa di Erdogan – responsabile, se non proprio di “strage di Stato” come ha titolato, nostalgico, “Il Manifesto” – per lo meno di aver acuito la tensione internazionale ed interna con i raid militari contro i Curdi e con un intervento in Siria che in molti considerano tiepido o, per lo meno, tardivo.

Lungi da noi voler negare i molti errori politici commessi da Erdogan e dal suo sodale e ideologo il premier Davutoglu, soprattutto negli ultimi mesi; errori nella gestione, in particolare, delle relazioni politiche allo stesso AKP, che sta portando ad una frattura insanabile con il suo predecessore Gul. Tuttavia le scelte di Ankara in politica estera in questi ultimi mesi e gli interventi militari stessi, ci sembrano palesemente dettati dalla necessità, e non frutto di avventurismo o balzane ambizioni di quello che, molti, chiamano il Sultano.

Da quando è cominciata la crisi siriana, la Turchia si è trovata sottoposta ad una incredibile pressione: tra i due e i tre milioni di profughi rifugiatisi nel suo territorio ed ospitati, per oltre tre anni, senza aiuto alcuno dall’Europa. Che si è svegliata solo di recente, sotto la minaccia di Ankara – in parte già inverata si – di aprire la porta dei Balcani alle masse di migranti.

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Continua la lettura dell’articolo a cura di Andrea Marcigliano, Senior fellow de Il Nodo Di Gordio per Barbadillo.it —> “Analisi. Il realismo della Turchia nello scacchiere mediorientale”

 

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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