Intervista all’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica del Kazakhstan

14 luglio 2011 16:50 0 comments

Intervista all’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica del Kazakhstan nella Repubblica Italiana S.E. Almaz Khamzayev

I primi giorni del mese scorso ad Astana, capitale del Kazakhstan, il Presidente Nursultan Nazarbayev, ha aperto i lavori del VII Vertice dell’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE). Un evento di rilevanza internazionale che ha visto la partecipazione dei leader mondiali, fra cui il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Il Vertice ha rappresentato un momento sommario e conclusivo di quest’anno in cui la presidenza dell’Organizzazione è spettata proprio al Paese centrasiatico. Una Presidenza che ha costituito una sfida importante, ma nel contempo una chance che ha fornito al Paese, prima fra le ex repubbliche sovietiche ad assumere questo ruolo di guida, gli strumenti per imprimere il proprio contrassegno su questo organismo internazionale.

Un avvenimento questo, già di per sé “storico”, in quanto la Repubblica Kazaka – che proprio il 16 dicembre scorso ha celebrato il quindicesimo anniversario della proclamazione della propria indipendenza – da ex Paese appartenente al Patto di Varsavia, marcava un “confine” che sembrava a tutti invalicabile. Gli scenari storici sono mutati e quelli che erano i nemici da cui l’OSCE doveva tutelarsi ne sono divenuti oggi membri a pieno titolo, e per di più travalicando gli orizzonti di un’Europa che fa sempre più fatica ad essere costretta nelle maglie di ferro in cui l’ha relegata il suo recente passato e che volge lo sguardo verso Oriente, verso l’Asia, verso le sue radici più profonde ed ancestrali.

Un’Europa che, in fondo, riscopre le proprie origini comuni con quella “identità eurasiatica”, non più circoscritta a ristretti ambienti ideologici della geopolitica russa, bensì con una realtà tanto evidente, quanto imprescindibile. La sicurezza dell’Europa dipende, infatti, sempre più strettamente dalla sicurezza della vicina Asia, e dalla capacità, quindi, di trovare soluzioni condivise ai molti conflitti che travagliano un Oriente ormai sempre meno remoto. Cosa che, appunto, lo stesso Nazarbayev ha fortemente rimarcato nel suo intervento di saluto ai rappresentati dei 56 paesi – fra cui ben 38 leader – riunitisi ad Astana, parlando della necessità stringente di costruire una terza “fase” dell’OSCE. Fase che dovrebbe essere volta ad assicurare non più la tranquillità di una “parte” del mondo, bensì uno spazio di cooperazione e “pace” che si estenda “dall’Atlantico al Pacifico, dall’Oceano Artico a quello Indiano”. Per discutere i dettagli del Vertice abbiamo intervistato l’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica del Kazakhstan nella Repubblica Italiana, Sua Eccellenza Almaz Khamzayev.

S.E. Ambasciatore Khamzayev, il primo dicembre di questo mese ad Astana si sono riuniti in un Vertice, i 56 Stati partecipanti all’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, nata nel 1973 e principale organismo internazionale per la difesa di diritti umani, ad una distanza di ben undici anni dall’ultimo di Istanbul. Cogliendo l’occasione per ricordare che a partire dagli inizi dell’anno corrente il Suo Paese, il Kazakhstan, ha assunto la presidenza di turno di quest’organizzazione, prima fra le ex repubbliche sovietiche, nonché prima fra le nazioni in cui la fede dominante è quella islamica. Non potendo fare a meno di esprimerne un giudizio positivo che ponga in evidenza il dinamismo e la nuova linfa vitale che il Suo Paese è riuscito ad infondere in un’Organizzazione che negli ultimi anni sembrava in procinto di avvizzirsi, qual è il bilancio complessivo di questa Presidenza così emblematica?

Durante la sua presidenza dell’OSCE, Il Kazakhstan si è rigorosamente attenuto ai principi e ai valori fondamentali dell’Organizzazione, condividendone la visione strategica e le priorità attuali. In qualità di “manager politico” dell’OSCE, il Kazakhstan ha costantemente impostato la sua azione sul rispetto delle opinioni e degli interessi di tutti i membri dell’Organizzazione, e sul bilanciamento delle tre dimensioni dell’OSCE. Abbiamo individuato nell’ampliamento e nel rafforzamento dell’area di consenso dell’organizzazione, nella soluzione dei problemi più attuali, nel contrasto efficace alle sfide e alle minacce alla sicurezza i compiti essenziali della nostra presidenza. Inoltre, la strategia della presidenza kazaka fin dalla prima fase ha previsto la creazione delle condizioni necessarie a ripristinare l’accordo e la fiducia tra i paesi membri. Io sono convinto che il Kazakhstan sia riuscito a rispettare lo slogan scelto per la propria presidenza: Fiducia, Tradizione, Trasparenza, Tolleranza (Trust, Tradition, Transparency, Tolerance), meritando in modo sostanziale il credito di fiducia concessogli dai paesi membri dell’organizzazione e rispondendo alle aspettative della comunità OSCE. La conferma principale del successo della presidenza kazaka è costituita dal vertice OSCE tenutosi ad Astana che è riuscito a riunire tutti i capi di stato e di governo che con la loro presenza hanno testimoniato il proprio legame con l’OSCE, i suoi principi e il suo futuro. I lavori del summit hanno visto l’attiva partecipazione del primo ministro italiano Silvio Berlusconi. Il momento fondamentale, che ha determinato il valore dell’intero vertice, è stato il raggiungimento dell’accordo sul contenuto del suo documento conclusivo. In quella sede tutti i paesi membri hanno di nuovo confermato la propria decisione incondizionata e ispirata alla buona volontà, di attuare tutte le norme, i principi e gli impegni adottati dall’OSCE.

Ambasciatore, fin dal giorno della sua indipendenza – di cui recentemente si è festeggiato l’anniversario anche con la pubblicazione di un libro “Lo Slancio di Astana”– il Kazakhstan, ha dato prova di buona volontà per contribuire realmente al rafforzamento della pace e della sicurezza globale. Il Suo Paese, crocevia nevralgico d’intersezione fra l’Est e l’Ovest del mondo rappresenta certamente un modello per un Organizzazione come l’OSCE. Un concetto questo, rimarcato anche dal nostro Premier Silvio Berlusconi che è rimasto colpito per la tolleranza, il dialogo interreligioso ed interetnico che contraddistingue il Kazakhstan. “Un esempio – ha dichiarato – per noi che nei Balcani abbiamo visto cosa significa” la guerra ”tra Paesi con religioni diverse’”. I commenti?

Effettivamente, per il Kazakhstan nel quale convivono più di 130 nazionalità diverse, il principio della tolleranza è non solo norma basilare della cultura politica, ma anche uno dei principi chiave dello stato. Il pluralismo religioso si è affermato in Kazakhstan nel corso di molti secoli. La cultura del nostro paese reca l’impronta dell’influenza di molte e diverse tradizioni religiose. Le steppe euroasiatiche fin dall’antichità sono state un luogo di convivenza pacifica tra Islam, Cristianesimo, Buddhismo, Zoroastrismo e Paganesimo. L’esperienza del nostro paese in questo settore è unica ed esemplare. Non è un caso che proprio dal Kazakhstan, dal cuore stesso dell’Eurasia, Papa Giovanni Paolo II abbia rivolto un appello per la pace e la tolleranza a tutti i paesi e ai popoli del mondo. Il Kazakhstan negli anni dell’indipendenza ha accumulato una preziosa esperienza di convivenza pacifica e tolleranza tra tantissime etnie e confessioni diverse. Questo indiscutibile vantaggio trasforma il nostro paese in una delle aree più adeguate al dialogo tra oriente e occidente, tra Europa e mondo musulmano. Per svolgere funzioni di presidenza e intermediazione spesso si scelgono coloro della cui imparzialità sono convinti tutti i partecipanti al processo. Proprio per questo i nostri partner stranieri guardano al Kazakhstan come a un candidato ideale alla presidenza di associazioni asiatiche ed europee come è avvenuto appunto per la CICA (Conferenza per l’interazione e le misure miranti a rafforzare la fiducia in Asia) e l’OSCE e come avverrà l’anno prossimo per l’Organizzazione della Conferenza islamica. Oggi comprendiamo benissimo che garantire la pace tra confessioni religiose diverse e la convivenza pacifica di svariati gruppi etnici costituisce il fattore più importante per una sicurezza duratura. Ma parallelamente noi dobbiamo fare in modo che diventi norma del nostro pensiero il semplice concetto che, nonostante le differenze storiche e culturali, tutti i popoli del mondo condividono valori molto simili: il diritto di ogni individuo alla vita, al lavoro, alla felicità personale e al rispetto della propria dignità. I problemi dell’intolleranza nei confronti dei migranti legali e delle minoranze nazionali nonché i problemi derivanti dal rifiuto di fedi religiose, tradizioni e visioni del mondo diversi possono essere concretamente risolti proprio da queste posizioni di cultura politica. In altre parole il rispetto del principio della tolleranza in qualunque società è possibile solo tramite la collaborazione, la comprensione reciproca e il rispetto dell’altro. Questo è il risultato cui aspiriamo.

Parlando di sicurezza, tema particolarmente sensibile dell’OSCE, si è ribadito il concetto – anticipato dal Presidente Nursultan Nazarbayev a Vienna e anche dal Vostro Ministro Saudabayev – della visione di una comunità in tale senso libera, democratica, comune e indivisibile euro-atlantica ed eurasiatica, senza linee di demarcazione che si estenda da Vancouver a Vladivostok. Potrebbe spiegarci meglio questa idea di sicurezza?

Nella sua presidenza dell’OSCE, nella zona di responsabilità della quale fanno parte 56 paesi di cui 4 potenze nucleari, e che occupano un territorio sconfinato, l’azione del Kazakhstan è stata improntata prima di tutto alla massima apertura nei rapporti internazionali, senza doppi parametri e linee di demarcazione, ed è stata indirizzata alla collaborazione costruttiva nel superamento delle sfide e delle minacce alla sicurezza.

Vorrei dunque ricordare che sin dai suoi inizi il processo di Helsinki si è sviluppato basandosi sul concetto di casa comune europea “dall’Atlantico agli Urali”. Col tempo questo concetto ha rivelato i suoi difetti e la sua inadeguatezza rispetto alle nuove condizioni geopolitiche. Con la creazione dell’OSCE i principi della sicurezza europea sono stati consolidati nello spazio “da Vancouver a Vladivostok”. Tuttavia il concetto stesso di indivisibilità della sicurezza è stato messo in discussione, la comunità internazionale ha iniziato ad allarmarsi per la comparsa di linee di demarcazione che spaccherebbero il mondo in campi contrapposti. La recrudescenza di concetti tipici del periodo della guerra fredda è riscontrabile anche nel fatto che i principi fondanti contenuti nell’atto finale di Helsinki e nella Carta di Parigi per la nuova Europa si sono ridotti spesso ad avere solo un carattere di buone intenzioni, avulse dall’odierna realtà internazionale. Tutti facevano continuamente riferimento a questi documenti, ma poi all’atto pratico li applicavano in modo selettivo a seconda della congiuntura politica. Di fatto, anche il Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa ha perso molto del suo significato. Ecco perché l’OSCE aveva palesemente bisogno di nuove idee e di una ristrutturazione radicale.

Durante la presidenza il nostro paese ha costantemente sottolineato la propria adesione ai principi fondanti e alle norme dell’atto finale di Helsinki, ha dimostrato la propria disponibilità a discussioni sincere, ha insistito sulla riforma dell’OSCE , ma non a danno della sua azione a tre dimensioni, che riguardi conflitti duraturi, scontri interetnici e interconfessionali, tutela ambientale o rafforzamento della cooperazione economica. A giudizio unanime degli esperti questa è stata una strategia vincente che ha portato al successo auspicato.

Inoltre il Kazakhstan ha notevolmente rafforzato l’elemento centrasiatico dell’attività OSCE. Sotto la presidenza del nostro stato l’Organizzazione ha acquisito un carattere autenticamente eurasiatico. La tesi del Presidente del Kazakhstan sull’inopportunità di dividere la sicurezza in sicurezza eurasiatica e sicurezza asiatica, ha ottenuto un sostegno unanime e acquisito carattere di realtà politica unanimemente riconosciuta. La sicurezza è diventata un concetto integrale e globale senza confini regionali. Gli stati si sono convinti che non è possibile costruire la propria sicurezza a danno della sicurezza di altri paesi. Di conseguenza si è affermato il concetto che per risolvere i problemi della sicurezza sono necessari sforzi collettivi, si è fatto strada un nuovo approccio alle potenzialità dell’OSCE in un periodo di trasformazione totale della struttura mondiale e dell’evoluzione di un’ideologia innovativa. Ritengo che la presidenza del Kazakhstan abbia rafforzato i cardini dell’OSCE, abbia dato ulteriore forza all’organizzazione, il che è estremamente importante vista la recente indeterminatezza del suo futuro nella situazione internazionale in costante mutamento. L’OSCE si è dunque trasformata in un’organizzazione che infonde ottimismo in tutta la comunità mondiale.

Si è parlato anche di unità d’intenti e di azione per affrontare le nuove minacce transnazionali, come il terrorismo, la criminalità organizzata, l’immigrazione clandestina, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, le minacce informatiche e il traffico illecito di armi, narcotici ed esseri umani, inoltre l’annosa questione afghana. Anche questi sono dei punti importanti sui quali la Vostra Presidenza ha insistito molto, Lei lo può confermare?

Il terrorismo è una delle minacce più pericolose e imprevedibili del mondo contemporaneo. Il terrorismo non ha nazionalità, religione, indirizzo né confini. Proprio per questo il rafforzamento del ruolo dell’OSCE nel contrasto al terrorismo e alle altre sfide alla sicurezza di carattere transnazionale è diventato la maggiore priorità della presidenza kazaka dell’OSCE. L’attuazione di un’efficace politica di contrasto al terrorismo esige l’applicazione di una serie di misure che comprendano gli aspetti politico-militari, economico-ambientali e umanitari della questione. Proprio per questo la concezione onnicomprensiva dell’OSCE sulla sicurezza e il contrasto al terrorismo oggi più che mai richiede la concreta e pratica intensificazione dei nostri comuni sforzi. Adesso noi comprendiamo meglio la natura di questa minaccia e riconosciamo il suo stretto collegamento con altre sfide e minacce di carattere transnazionale. La criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio illegale di armi e la tratta di esseri umani sono utilizzati dal terrorismo per sostenere la propria attività. Il Kazakhstan ha dato una valutazione innovativa dei problemi della sicurezza che provengono da aree esterne alla zona di responsabilità dell’OSCE, come dimostra la ricerca di nuove strade per dare nuovo impulso all’azione dell’OSCE nella normalizzazione della situazione in Afghanistan. Il Kazakhstan, già prima che iniziasse la sua presidenza, aveva avviato un’indagine sulle possibilità di incrementare e ampliare l’aiuto dell’OSCE allo stato afghano, per individuare gli indirizzi di collaborazione più necessari a quello stato sulla base delle risorse esistenti e del mandato dell’organizzazione. Nelle questioni relative al contrasto delle minacce alla sicurezza, il Kazakhstan ha attribuito un valore chiave al rafforzamento del potenziale dell’OSCE nella gestione delle situazioni di crisi. Questo approccio si è mostrato valido nell’elaborazione della strategia di reazione dell’OSCE alla crisi nel Kirghizistan dove esisteva una reale probabilità che i continui disordini e il caos potessero essere sfruttati a proprio favore da movimenti estremistici e terroristi. Com’è evidente, durante tutto l’anno abbiamo svolto un intenso lavoro in questo senso con molti paesi membri dell’OSCE. Abbiamo con successo realizzato una serie di grandi iniziative proprio relative al tema dell’antiterrorismo.

Il Nostro Premier, Berlusconi ha tenuto un discorso piuttosto articolato al Vertice in cui non si è dispensato dagli elogi per l’Organizzazione, dicendo: “Il Kazakhstan e la sua capitale sono luoghi straordinari in linea con spirito organizzazione. C’è stata un’accoglienza formidabile e tutti siamo rimasti colpiti dal miracolo di questa capitale, costruita in meno di 10 anni nel mezzo di una zona desertica”. L’amicizia fra Italia e Kazakhstan sembra rinforzarsi sempre di più, l’intesa strategica, gli scambi bilaterali economici, ma di recente anche culturali si stanno intensificando. Ambasciatore, Lei aggiungerebbe qualcosa?

L’Italia è un partner strategico del Kazakhstan, il primo partner commerciale in Europa e uno dei maggiori investitori nella nostra economia. Fra un anno le relazioni diplomatiche tra i nostri due paesi compiranno vent’anni. In tutto questo periodo in Italia è cresciuto l’interesse per il nostro paese e, soprattutto, questo interesse si è trasformato nella granitica certezza della necessità di perfezionare la struttura delle relazioni reciproche in tutte le direzioni: dalla politica all’economia, dalla cultura al settore umanitario. Ci dividono migliaia di chilometri, ma ci unisce il comune sentire nei confronti di molte questioni, il che testimonia del fatto che il Kazakhstan, tramite l’Italia, ha acquisito in Europa un partner politico ed economico affidabile. Come recita una frase ormai divenuta famosa “comprensione reciproca, non significa guardarsi l’un l’altro, bensì guardare nella stessa direzione”. Io sono sicuro che l’amicizia fra i nostri due paesi e i nostri due popoli sia fondata su un’autentica reciproca comprensione.

Un’ultima domanda. Qual è il Suo auspicio per il prossimo Paese che assumerà con l’anno entrante la Presidenza dell’OSCE, ovvero la Lituania?

Vorrei augurare al paese che assumerà la presidenza, grandi successi nell’attività in primo luogo per il bene dell’organizzazione stessa. Auspico la prosecuzione dell’azione avviata dal Kazakhstan per un rinnovamento qualitativo dell’organizzazione, il rafforzamento della sua efficacia e l’adeguamento alla realtà geopolitica. Auguro a quel paese di rispettare i tempi prefissati per il rafforzamento di un unico e indivisibile spazio di sicurezza, di evidenziare e rafforzare quanto di positivo già esiste, trovando risposte adeguate alle sfide e alle minacce che sono oggi davanti all’organizzazione.

Ermanno Visintainer

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