La Turchia e l’Europa, pro e contro

14 luglio 2011 16:00 0 comments

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Sabato 16 gennaio scorso si è tenuta la cerimonia inaugurale di Istanbul Capitale della Cultura 2010. “L’unica città al mondo dove il sole sorge contemporaneamente in Europa ed in Asia”.

Il dinamismo e l’esuberanza culturale di cui Istanbul si è resa protagonista negli ultimi due decenni, ha fatto sì che sia stata eletta Capitale della Cultura Europea per il 2010. Istanbul per l’occasione è stata anche definita la città dei Quattro Elementi con cui ha avuto inizio la storia della filosofia occidentale: Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Idea che affonda le proprie radici in Anatolia, oggi parte della Turchia, precisamente nell’antica città di Mileto. Concetto filosofico squisitamente ellenico che attraverso i presocratici, Platone ed Aristotele venne mutuato dalla filosofia islamica di cui l’altra città eterna, erede della Roma capitolina, adagiata sui colli del Bosforo e le rive del Corno d’Oro, storicamente e simbolicamente ne è la diretta erede.

“Terra” – continua la definizione – che oggi è rappresentata dai monumenti bizantini e ottomani. “Acqua” dal Bosforo e dal Corno d’oro. “Aria”, dalla tolleranza religiosa suggerita dai minareti e dai campanili che si stagliano verso il cielo. Infine “fuoco”, dall’architettura moderna, dalla sua popolazione giovane e dinamica e dallo sviluppo tecnologico che negli ultimi anni l’ha trasformata.

Il Premier turco Recep Tayyip Erdogan, in occasione della cerimonia dell’inaugurazione di Istanbul Capitale della Cultura 2010, svoltosi sabato scorso, 16 gennaio, presso il Centro Congressi di Haliç nell’omonima città, ha pronunciato un discorso solenne non esente da messaggi politici molto eloquenti, rivolti soprattutto all’Unione Europea. Molti riferimenti lasciavano trasparire la determinazione sempre presente da parte del paese, nonostante le recenti iniziative in politica estera, ad entrare a testa alta nell’Unione Europea.

Erdogan ha esordito affermando che ogni stratificazione di questa città, da Roma a Bisanzio fino all’Impero Ottomano, rappresenta una pagina della storia, che la rende vitale ed esuberante in ogni suo frammento. Ha riepilogato il passato millenario della città identificandolo in quattro figure storiche altamente emblematiche che rispettivamente rappresentano le quattro fasi diacronicamente più salienti: dall’eponimo Costantino, a Mehmet II il conquistatore ottomano, Solimano il Magnifico e Mustafa Kemal Atatürk, l’artefice della Repubblica laica. Il discorso, sebbene intriso di un’evidente retorica autoreferenziale, non è altresì scevro di contenuti che possiedono una loro collocazione storica.

I riferimenti a Costantino e Atatürk sono particolarmente significativi. Questo perché il primo identifica la consapevolezza – comunque dichiarata – di una continuità con la storia bizantina della città. “Rumi” ovvero “Romani” era del resto il termine con cui erano designati i turchi all’interno del mondo islamico dell’epoca. Per quanto riguarda gli altri due varrebbe la pena ricordare che lo stesso Mehmet II si considerava un discendente dei Teucri e vedeva nella caduta di Costantinopoli una nemesi vendicatrice della distruzione e del saccheggio della città cantata da Omero nell’Iliade ad opera dei Greci, ovvero Troia. Mentre Solimano detto Kanuni (il Legislatore), integrò la legge coranica con concessioni al diritto, il Kanun-name, una rivisitazione della legge imperiale giustinianea da cui Mustafa Kemal Atatürk s’ispirò per promuovere le riforme europeizzatrici. Venendo al tema del laicismo, cui spesso sono state rivolte insinuazioni di pseudo-moderatismo criptofondamentalista, ricordiamo che la Turchia rappresenta il primo e – per le modalità – l’unico esempio nel mondo islamico di adattamento di questi elementi alla modernità. Un laicismo fondato su presupposti diversi dai nostri, attuato attraverso un processo tortuoso e contraddittorio, ma sintomo, altresì, di vitalità e dinamismo autorigenerativo. Uno dei teorizzatori di questo processo fu Ziya Gökalp (1875- 1924), studioso e poeta d’inizio secolo scorso, il quale procedette oltre l’islamizzazione, valorizzando le radici della civiltà turca insite nella paganità altaica.

Mustafa Kemal Atatürk (1881-1938), primo Presidente della Repubblica Turca, artefice della sua laicizzazione, fra le altre cose, inviò a Roma Falih Rifki per ispirarsi alle formazioni politiche di paesi passati da un vecchio a un nuovo ordine, di cui il kemalismo si considerava come un terzo polo insieme al fascismo italiano e al comunismo sovietico (Hamit Bozarslan, La Turchia contemporanea). Questi alcuni riferimenti sembrano quasi legare, a distanza di millenni, i destini delle due città. A partire dall’origine leggendaria dei due popoli le cui radici affondano nel comune mito di una lupa che allatta due gemelli (Romolo e Remo) nella versione romana, mentre, un unico bimbo (Asena) in quella turca, fino all’intenzionalità da parte del grande innovatore islamofobo, Atatürk, di trarre ancora ispirazione dalla Roma delle origini.

La conseguenza attuale di queste riflessioni in primis per l’Italia, paese erede delle Repubbliche marinare naturalmente proiettato verso il Mare Nostrum orientale, quindi per l’intero continente alle prese con la propria identità, è da porsi innanzitutto in termini geopolitici. Del resto siamo nell’epoca degli scenari ipercontinentali e come lo stesso Ministro Scajola ha avuto modo di affermare in una dichiarazione di qualche tempo fa: “L’Italia è una porta d’Europa verso l’Asia. Occorre ”utilizzare i nuovi equilibri geopolitici e geoeconomici per consolidare questo ruolo del nostro Paese creando un vero e proprio ‘partenariato strategico’ con i principali Paesi della sponda sud del Mediterraneo, che sta ridiventando centrale nell’economia globale con la crescita degli scambi eurasiatici” (http://www.adnkronos.com/IGN/Altro/?id=3.0.3901303244).

L’eventualità di un avvicinamento della Turchia all’Europa se non addirittura della sua membership alla UE è, a tutti gli effetti, una questione da affrontare con la massima obiettività. Schematizzando in extremis i pro ed i contro, potremmo dire che i vantaggi sono prettamente di natura economica, mentre gli inconvenienti di natura religiosa.

Fra i primi annoveriamo solo il vertice trilaterale svoltosi il 6 agosto 2009, ad Ankara fra il Premier turco Erdoğan, quello russo Putin e Silvio Berlusconi, durante il quale è stato sottoscritto un protocollo di cooperazione Eni e Gazprom per la realizzazione del gasdotto South Stream attraverso il Mar Nero. Alternativo a questo è il Nabucco, che passa sempre sul suo territorio. Così come in passato essa già fu la seconda Roma, anche oggi la sua posizione è geostrategicamente essenziale per noi, così come per altri attori internazionali (che non mancano).

Per quanto riguarda l’altro punto di vista, l’Europa si trova a gestire le conseguenze di una complessità etnico-religiosa già problematica che, ipotizzando un ingresso della Turchia da una parte potrebbero probabilmente aggravarsi, oppure sortire l’effetto contrario o quantomeno non subire variazioni essenziali. Una soluzione finale non è facile da definire. Auspicabile sarebbe il compromesso sfociante in un partenariato strategico atto ad evitare l’integrazione diretta. Considerando tutte le premesse storiche ma altresì attuali sviscerate fin qui, quest’ultima eventualità sembrerebbe destinare l’Italia a svolgere un ruolo fondamentale.

 

Ermanno Visintainer

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