Torino ospita la Francia. In attesa di ospitare Marine Le Pen?

9 maggio 2013 14:38 0 comments

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Marine Le Pen

Il sostegno alla politica economica passa anche attraverso le iniziative culturali. E la vetrina che Torino ha deciso di offrire alla Francia, per l’intero 2013, rappresenta appunto una grande chance per il Paese Transalpino di far conoscere le proprie eccellenze in ambito industriale, commerciale, turistico, culturale ed ovviamente enogastronomico.

Mostre, convegni, dibattiti che coinvolgono le istituzioni locali e quelle francesi. Ma anche iniziative assolutamente private, realizzate grazie al solo impegno di operatori che lavorano sui due versanti delle Alpi e che hanno messo a frutto le possibili collaborazioni.

L’offerta, nel corso dell’intero anno, è particolarmente vasta. Foto, quadri, analisi economiche, musica, libri. C’è solo l’imbarazzo della scelta. E tanto cibo, accompagnato dai vini appropriati. In una città tra le montagne, come Torino, si può passare dalla cucina alpina savoiarda ai piatti di pesce. Come alla Limonaia, locale che è diventato sede della “ambasciata del Muscadet” e della Confrérie des Gastronomes de la Mer, dove i pesci ed i frutti di mare della Bretagna sono stati assaporati con il Muscatet, un particolare vino della Loira.

D’altronde, come ha spiegato il console francese, Torino è la città più francofona e francofila d’Italia. Ed allora non stupisce che proprio da Torino e dal Piemonte possa partire un’iniziativa politica transfrontaliera. Perché alcuni parlamentari ed altri loro ex colleghi, delusi dalle rispettive esperienze in vari partiti, stanno guardando con interesse al crescente successo in Francia del Fn di Marine Le Pen. Non tanto e non solo per studiarne il percorso politico e per adeguare all’Italia alcune strategie tipicamente transalpine. Ma proprio per arrivare ad una vera intesa che porti alla realizzazione di un movimento in grado di superare le frontiere, magari per presentarsi con un’unica formazione alle prossime elezioni europee.

Non una costola di quella che, attualmente, viene definita come “Cosa di destra” in via di elaborazione, ma decisamente come un’alternativa a quando esiste in Italia ed a quanto stanno cercando di costituire gli esponenti delle varie formazione uscite malconcie dalle elezioni politiche italiane.

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