Lo Stato Islamico guadagna simpatie in India e Pakistan

11 settembre 2014 14:52 0 comments

Opuscoli e bandiere dello Stato Islamico sono apparsi in alcune zone del Pakistan e dell’India, questo e altri segnali dimostrano che il gruppo ultra-radicale starebbe ispirando i militanti perfino nelle roccaforti dei Talebani e di al Qaeda. Un gruppo scissionista degli insorti talebani del Pakistan, Jamat-ul Ahrar, ha già dichiarato il sostegno ai combattenti dell’auto proclamato e spietato Stato Islamico, che ha conquistato ampie fasce di territorio in Iraq e Siria. Il leader di Jamat-ul Ahrar è Ehsanullah Ehsan, una figura di spicco dei talebani, si sarebbero detti pronti a un eventuale aiuto ai combattenti dell’IS.

Sui forum dei social media dei jihadisti e sugli account di Twitter, che incubano potenziali reclute per la militanza, i vecchi leader di Al Qaeda, per lo più rintanati nella regione senza legge lungo il confine Pakistano-Afghano, sono visti sempre come più vecchi, stanchi e inconcludenti. L’agenzia Reuters riporta che secondo alcuni esperti della sicurezza la crescente chiamata dello Stato Islamico potrebbe aver spinto il leader di al Qaeda, Ayman al-Zawahri, ad annunciare la creazione di un franchising indiano per issare la bandiera della Jihad in tutta l’Asia meridionale, patria di oltre 400 milioni di musulmani. 

Pakistani activists of the banned charity organisation Jamat-ud-Dawa (JuD)

Pakistani activists of the banned charity organisation Jamat-ud-Dawa (JuD) shout slogans during a demonstration against Israeli military operations over Gaza, in Quetta on August 8, 2014. Deadly hostilities engulfed Gaza once again where a 10-year-old boy was killed on and Israeli warplanes struck targets in retaliation for dozens of Palestinian cross-border rocket attacks. The United Nations says at least 1,354 of the Palestinians killed in the fighting since July 8 were civilians, including 447 children. AFP PHOTO/ Banaras KHAN (Photo credit should read BANARAS KHAN/AFP/Getty Images)

Nelle ultime settimane, una cellula locale fedele allo Stato Islamico, cercando di aumentare l’influenza nella regione Afghana-Pakistana, avrebbe distribuito opuscoli nella città pakistana di Peshawar e in Afghanistan orientale L’opuscolo di 12 pagine intitolato “Fatah” (Vittoria), pubblicato in lingua Pashto e Dari, sarebbe stato distribuito principalmente nei campi profughi afgani alla periferia di Peshawar. Il logo del pamphlet è un fucile d’assalto, AK-47, che invita i residenti locali a sostenere il gruppo militante. Inoltre, sarebbero state viste in giro per Peshawar anche automobili con adesivi dello Stato Islamico. Un funzionario della sicurezza pakistano ha detto che gli opuscoli provenivano dalla vicina provincia di Kunar in Afghanistan, dove un gruppo di combattenti talebani è stato visto impegnato nella distribuzione. Le agenzie di sicurezza pakistane presenti sul confine Pakistan-Afghanistan avrebbero finora arrestato un certo numero di combattenti talebani e recuperato CD, mappe, testi in persiano, Pashto e Dari.” 

Segni d’influenza dell’IS vengono anche notati nel Kashmir, regione rivendicata da India e Pakistan e scena di una battaglia decennale dei militanti contro il governo indiano. Fonti dell’intelligence e della polizia di Nuova Delhi e del Kashmir hanno detto che le bandiere sono state viste il 27 giugno in una parte di Srinagar, e poi in luglio, quando l’unica regione a maggioranza musulmana dell’India celebrava il giorno più sacro dell’Islam, Eid al-Fitr. Lo Stato islamico starebbe anche cercando di attirare i musulmani dell’India, che costituiscono la terza più grande popolazione islamica del mondo, ma che sono in gran parte rimasti lontani dai campi di battaglia stranieri nonostante i ripetuti appelli di al Qaeda. A metà luglio, un video di reclutamento è apparso online con sottotitoli in lingue indiane (Hindi, Tamil e Urdu) in cui un auto-dichiarato combattente canadese, vestito con una tuta da combattimento, con una pistola al fianco e una bandiera nera, ha esortato i musulmani ad arruolarsi nella Jihad globale.

Quello dei social-network è lo strumento più utilizzato per il reclutamento dei giovani islamici in tutto il mondo ed è anche la parte più difficile da controllare per le agenzie d’intelligence. I giovani sono i primi a subire pressioni dagli addetti ai lavori in grado di far leva in maniera ammiccante e attraente direttamente nelle loro case. Questo grazie anche alle capacità dei cosiddetti reclutatori che dimostrano di conoscere molto bene il mezzo mediatico e l’arte del convincimento.

Elvio Rotondo

Country Analyst

 

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Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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