Libia. Gli strani amici di Macron

2 novembre 2018 09:21 0 comments

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Con la sua consueta acutezza, Alberto Negri, in un post di fb, ha stigmatizzato l’improvvisata, e per molti versi improvvida, del presidente francese Macron, di convocare a Parigi per colloqui sulla situazione libica i rappresentanti delle “milizie di Misurata”; e questo appena quattro giorni prima che si apra il vertice di Palermo che vedrà seduti allo stesso tavolo Haftar che comanda a Tobruk e al Sarraj, a capo del governo di Tripoli; e questo con la compresenza non solo di tutte le maggiori potenze regionali interessate a risolvere la questione libica, ma anche e soprattutto di Mosca con il premier Medvedev e di Washington, da dove ci si aspetta l’arrivo di Mike Pompeo, il tessitore della politica estera di Trump.
Evidente, quindi, la sproporzione tra l’iniziativa di Palermo e quella assunta da Macron, che indubbiamente va letta in primo luogo come frutto del timore di una ripresa dell’iniziativa politica italiana in Libia. Soprattutto dopo che, dalla caduta di Gheddafi, è stata sempre la Francia a giocare – anche per l’insipienza dei governi italiani – un ruolo chiave nella crisi. Con i bei risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi.
Tuttavia l’iniziativa di Macron non rivela soltanto, non per la prima volta, la mancanza di visione strategica in politica estera dell’attuale inquilino dell’Eliseo, ma dimostra anche come Parigi stia svolgendo un ruolo sostanzialmente destabilizzante nella regione. Cominciato, appunto, con l’eliminazione fisica di Gheddafi, dovuta alla collaborazione con milizie ribelli di truppe speciali francesi e del Qatar.
E, guarda caso, anche questa volta Parigi guarda verso milizie dalla collocazione politica quanto meno ambigua, ispirate alla ideologia dei Fratelli Musulmani, e non prive di legami con la rete di al Qaeda. Quella stessa rete che, con altre sue diramazioni, ha insanguinato le strade della capitale francese…
Ben difficile, dunque, pensare ad una collaborazione tra Roma e Parigi per ristabilire l’ordine in Libia, visto che la miope strategia dell’Eliseo sembra continuare a preferire una situazione caotica e a dialogare con forze che in questo disordine si radicano e prosperano. Altri devono essere gli interlocutori, in questo momento, dell’Italia. In primis quei paesi arabi, come Egitto ed Emirati , che come noi convergono sulla necessità di rimettere in sicurezza tutto il Nord Africa.

Andrea Marcigliano

Senior fellow think tank “Il Nodo di Gordio”

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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