Il Virus del Califfo

12 settembre 2014 18:16 0 comments

Nella puntata di Giovedì 11 Settembre della trasmissione “Virus”, condotta da Nicola Porro, vi è stato un dibattito estremamente acceso sulle “motivazioni” ideologiche dei jihadisti dell’Is. Un dibattito estremamente vivace, anzi acceso, che ha visto per principali protagonisti Magdi Allam, Pierluigi Battista e il filosofo, teorico del “pensiero debole” Vattimo. Posizioni molto differenziate e conflittuali, con Vattimo a rappresentare le tesi proprie di un certo radicalismo terzomondista occidentale, Allam quasi in veste di predicatore di una nuova Crociata e Pigi Battista che tentava, quasi in solitudine, di portare in profondità l’analisi dei fondamenti ideologici del novello Califfato e della minaccia che questo rappresenta.

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Ora, pur condividendo molto di quello che è stato detto dal columnist del Corriere, abbiamo avuto l’impressione che i contendenti non riuscissero comunque ad afferrare il nocciolo duro della nuova ideologia del jihadismo, continuando a cercare di riportarla a parametri propri della nostra cultura occidentale. Un errore di fondo, che rischia di essere generalizzato e di renderci impossibile comprendere le vere coordinate del fenomeno, e della minaccia, rappresentata dall’Is. Perché si dovrebbe passare in secondo piano la prospettiva meramente economica – sia declinata secondo dettami liberali, sia sotto quelli marxisti – e guardare al Califfo Ibrahim ed ai suoi seguaci in continua crescita tenendo in giusto conto la tradizione propria della storia e della cultura islamica. Tradizione che ci riporta ad una specifica eresia, o meglio scisma dell’Umma islamica generatosi a soli 80 anni dalla morte del Profeta: il kharigismo.

Mentre iniziava la frattura fra le due grandi famiglie dei Sunniti e degli Sciiti, un piccolo gruppo decise di non prendere parte né per gli uni né per gli altri, ed “uscì” – questo a quanto sembra l’etimo della parola kharigita “dalla Comunità”, prendendo una posizione dottrinaria estremamente radicale. Che metteva al centro la jihad, la Guerra Santa contro non solo i nemici dell’Islam, ma anche, anzi soprattutto i “cattivi musulmani”. Ovvero tutti coloro che non aderivano alla fede kharigita. Con queste premesse i kharigita arrivarono a giustificare l’uccisione di donne e bambini, le stragi di massa, il terrorismo e i delitti politici. Ed insanguinarono, pur pochi, il mondo arabo per anni, finché i Califfi ommayadi non riuscirono a debellarli. Oggi sembrano risorgere dietro le nere bandiere dell’Is, coniugando l’antica eresia radicale con gli strumenti, propagandistici e tecnologici, della modernità. Ma quest’ultimo fatto non ci deve ingannare: abbiamo a che fare con una minaccia modernissima e attualissima certo, ma con radici molto antiche.

Comprenderlo è vitale.

Andrea Marcigliano

Senior fellow

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Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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