Il Raisina Dialogue 2019

13 gennaio 2019 14:30 0 comments

Raisina

A Nuova Delhi, dal 8 al 10 gennaio scorso, si è svolto il Raisina Dialogue, conferenza multilaterale che si tiene annualmente. Fin dalla sua istituzione nel 2016, l’evento è emerso come la conferenza di punta dell’India sulla geopolitica e la geo-economia. L’avvenimento è stata ospitato dalla Observer Research Foundation, un think tank indipendente, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri dell’India.

Il Dialogo è strutturato come una discussione multi-stakeholder e intersettoriale, che coinvolge capi di stato, ministri e funzionari del governo locale, nonché importanti dirigenti del settore privato, membri dei media e accademici.

Tra i numerosi ospiti, era presente anche Maurice Gourdault-Montagne, segretario generale del ministro degli affari esteri (ex ambasciatore francese in Cina), principalmente con lo scopo di esaminare e valutare la forte partnership strategica tra India e Francia, in particolare nella regione dell’Oceano Indiano. Per l’Italia c’era l’ex presidente del consiglio Paolo Gentiloni.

In particolare, in un panel dedicato alla sicurezza del 9 gennaio, hanno preso parte il capo di stato maggiore della marina indiana, Sunil Lanba,il comandante del Comando Indo-Pacifico, l’ammiraglioPhilip S. Davidson, l’amm. Christophe Prazuck, capo dello Stato maggiore della Marina francese, il Capo di Stato Maggiore della Difesa giapponese, amm. Katsutoshi Kawano, mentre da parte australiana il capo di stato maggiore della Difesa, Gen. Angus J. Campbell.

L’ammiraglio Davidson, durante il suo intervento ha detto che gli Stati Uniti conoscono le dinamiche mutevoli nella regione, ed è per questo che il nome del suo comando è cambiato da Comando Pacifico degli Stati Uniti in Comando degli Stati Uniti Indo-Pacifico. Il cambio del nome“esprime molto di quello che il presidente Donald Trump ha lanciato nel 2017, che il futuro per la prosperità – non solo per gli Stati Uniti, ma per tutte le nazioni della regione – risiede nell’Indo-Pacifico, e il cambio di nome aiuta a sostenere quella visione e certamente descrive quali responsabilità ha il quartier generale”.

Davidson sostiene che la più grande capacità che gli USA forniscono alla regione è l’ineguagliata rete di alleati sviluppata dalla fine della seconda guerra mondiale. Gli alleati lavorano insieme, ha detto Davidson, osservando che gli Stati Uniti hanno collaborato con Giappone, Francia, Nuova Zelanda, Canada, Regno Unito e altri nel Mar Cinese Meridionale per affermare i diritti di tutte le nazioni ad accedere a queste importanti linee marittime di comunicazione.

I relatori del panel sono stati ripetutamente interpellati sugli aspetti militari della cosiddetta “Quad Alliance” (Quadrilateral Security Dialogue), rappresentata da India, Giappone, Australia e Stati Uniti. “La natura multilaterale delle alleanze e delle partnership consente un potere di combattimento molto maggiore”,ha affermato Davidson. “Gli Stati Uniti hanno una partnership strategica con l’India che è progredita lo scorso anno”. Gli Stati Uniti hanno un trattato di sicurezza con il Giappone e l’Australia.

Non esiste un partenariato militare formale, hanno detto i relatori, e non è una NATO indo-pacifica. Il capo di stato maggiore indiano Lanba ha detto che “È una solida relazione in crescita”. “Crescerà solo col passare del tempo.” Il Quad è “una relazione fiorente costruita negli ultimi 25 anni”, ha aggiunto Davidson.

Davidson ha aggiunto chealcuni vedono la strategia libera e aperta dell’Indo-Pacifico come una strategia di contenimento per la Cina. “È a sostegno delle nazioni libere in termini di sicurezza, valori, sistemi politici e libertà di scegliere i propri partner”.

Restano comunque le preoccupazione da parte di alcuni paesi sulla possibilità da parte cinese di un espansione senza precedenti. L’India potrebbe essere una di questi. L’Oceano Indiano copre un quinto della zona oceanica mondiale, vi si affacciano quasi 50 Paesi, ha collegamenti con l’Atlantico e il Pacifico ed è di vitale importanza commerciale, politica e strategica per l’India. New Delhi, preoccupata dell’assertività della Cina sul piano economico e militare, si opporrebbe allo sviluppo della Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta di Pechino, e allo stesso tempo non sarebbe entusiasta del rafforzamento dell’asse Cina-Pakistan.

Nel mese di ottobre dello scorso anno, la marina indiana aveva avvistato un sottomarino della marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN) nell’Oceano Indiano, il primo avvistamento di un sottomarino cinese nella regione dalla crisi di Doklam dell’anno precedente, e l’ottavo di tale dispiegamento nella regione dal 2013, presumibilmente impiegato nella missione anti-pirateria. La cosa aveva generato un po’ di ansia nella comunità strategica dell’India, dove molti vivono tale sviluppo con esasperazione e un crescente senso di impotenza.

Secondo un articolo di Abhijit Singh apparso sul Times of India, le conseguenze politiche e operative della presenza navale cinese nell’Asia meridionale sono preoccupanti, soprattutto perché c’è la percezione di una declinante influenza indiana nei comuni regionali.

Da parte indiana, il programma sottomarino Scorpene è in ritardo di cinque anni rispetto al programma e il P-75I successivo non è ancora decollato. Al contrario, la Cina ha già costruito una flotta di oltre 60 sottomarini convenzionali e sta persino aiutando altri stati del Sud e del Sud-Est asiatico a rafforzare le loro difese sottomarine.

Affinché qualsiasi strategia di bilanciamento sia attuabile, tuttavia, Nuova Delhi dovrebbe influire su una più profonda convergenza strategica con Washington, Tokyo, Giacarta e Canberra. Mentre l’élite strategica indiana apprezza la logica delle alleanze militari nell’Oceano Indiano, l’establishment politico di Nuova Delhi è stato riluttante ad espandere l’impegno militare in un formato quadrilatero, che coinvolge Giappone, Australia e Stati Uniti.

Inoltre, alcuni osservatori in India spesso richiamano l’attenzione sull’intensificarsi del nesso Pakistan-Cina. La partnership militare di Pechino con il Pakistan – che ora include un’offerta di otto sottomarini cinesi della classe Yuan – è davvero preoccupante. Gli schieramenti dei sottomarini della Cina nell’Oceano Indiano hanno minato la logica dell’India come garante di sicurezza in Asia meridionale. Il tentativo di erodere il primato strategico di Nuova Delhi nel proprio cortile rende urgente e imperativo il bisogno di una contro-strategia nella più ampia regione dell’Indo-Pacifico.

 

Elvio Rotondo

Country Analyst de “Il Nodo di Gordio”

Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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