I curdi sgambettano Erdogan

8 giugno 2015 12:30 0 comments

A caldo, dopo i risultati elettorali, difficile, ovviamente, fare previsioni. Unica certezza resta che il progetto di Erdogan di trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale “forte” sembra ormai abortito; dato che potrebbe aprire una crisi all’interno dello stesso AKP, dove in molti, dall’ex Presidente Gul allo stesso primo ministro Davutoglu non sembra condividessero totalmente il disegno del Sultano. Fratture interne sino ad oggi tenute in ombra da quella che sembrava essere l’irresistibile egemonia del AKP, e che ora, per la prima volta, viene messa seriamente in discussione.

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Interessante, poi, notare come l’insucceso di Erdogan sembra dovuto all’affermazione del Partito che, per la prima volta, rappresenterà ad Ankara la nutrita minoranza curda, che esce così dal cono d’ombra della clandestinità per divenire forza politica agente sulla scena nazionale. E questo potrebbe implicare anche una qualche influenza sulle scelte di politica estera, ridefinendo i rapporti fra la Turchia ed i limitrofi paesi medio-orientali. In particolare potrebbe costringere il futuro governo a rivedere una politica mirata a sostenere in MO e nel Maghreb forze politiche di matrice islamista, in particolare legate alla Fratellanza Musulmana. E proprio questo potrebbe riaprire la strada ad un riavvicinamento con Washington, soprattutto in previsione di un cambio della guardia nello Studio Ovale che – sia che vinca un dem come la Clinton, sia, soprattutto, che si riaffermino i Repubblicani (Jeb Bush?) – certo implicherà una forte svolta nella politica statunitense in Medio Oriente. Una svolta che dovrebbe necessariamente riannodare il rapporto privilegiato con Ankara, quel rapporto che ne aveva fatto la sentinella della NATO nella regione.

Infine proprio il riavvicinamento con Washington potrebbe riaprire anche il dialogo con la UE, anche in considerazione del fatto che l’ingresso dell’Armenia nell’Unione Eurasiatica di Putin rende, oggettivamente, difficile percorrere una via alternativa.

Andrea Marcigliano
Senior fellow

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Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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