Energia e Mediterraneo

27 novembre 2018 08:53 0 comments

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Caro Gianni, 

Il tuo articolo sul sito del Nodo di Gordio (la lunga marcia attraverso il Mediterraneo) mi ha coinvolto e motivato ad offrirti un piccolo contributo, spero non banale, a questo percorso.

Con stima ed apprezzamento

Michelangelo

 

Energia e Mediterraneo

Un fattore chiave per la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo regionali

Il contesto

L’Italia è il quinto Paese al mondo ed il secondo in Europa per importazioni di gas naturale[1], e l’Europa è il primo mercato al mondo per importazioni di gas, previste in aumento.

Negli ultimi anni la distribuzione geografica delle risorse energetiche è profondamente mutatanel Mediterraneo, comea livello globale. Unatrasformazione che costituisce una componente importante dei mutamenti del settore energetico mondiale, che vede un aumento costante dei consumi di gas, soprattutto per produzione di energia elettrica, della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, dei consumi elettrici ed una connessa riduzione degli interessi strategici degli Stati Uniti in Medio Oriente.

L’evoluzione scenario energetico di riferimento per il Mediterraneo si basa sul ruolo crescente del gas e delle fonti rinnovabili, per la produzione di energia elettrica e per il contenimento delle emissioni nocive, in un contesto regionale in cui i consumi elettrici devono necessariamente crescere, per sostenere le esigenze inderogabili di crescita sociale ed economica dei Paesi della riva Sud del Mediterraneo, e ridurre i corrispondenti squilibri con i Paesi della riva Nord.

Un interesse comune per tutti i Paesi del Mediterraneo, perché gli squilibri sono fattori determinanti dei flussi di immigrazione illegale, un problema non solo per i Paesi Europei, ma anche per i Paesi di origine e di transito dei migranti.

La transizione energeticariguarda la distribuzione geografica delle risorse energetiche fossili, e di gas naturalein particolare, non più concentrata in pochi Paesi produttori di gas, che avuto e sta avendo forti ripercussioni sugli equilibri geopolitici a livello globale e regionale.

Nel Mediterraneo, le nuove risorse energetiche endogene (gas e fonti rinnovabili) sono in grado di favorire nuove relazioni fra i Paesi dell’area, esportatori e importatori, basate sulle reciproche interdipendenze che si generano e conseguenti effetti per la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo regionale.

Interdipendenze basate su interessi concreti e comuni ai diversi Paesi, con effetti a breve, medio e lungo termine: la valorizzazione delle risorse endogene attiva flussi di investimenti esteri, in valuta pregiata, per lo sviluppo di infrastrutture direttamente o indirettamente legate all’energia ed al gas, come l’industria petrolchimica, volano dello sviluppo della produzione di beni di largo consumo.

Soprattutto, la domanda di investimenti infrastrutturali si concentra laddove maggiore è il suo effetto in termini di sviluppo, per la creazione di nuova e qualificata domanda di mano d’opera, dove più bassa è l’età media della popolazione, a sua volta in crescita costante, dove di conseguenza si concentra l’aumento atteso dei consumi energetici, ed elettrici in particolare.

Gli interessi comuni sono i driver dell’integrazione regionale.

Si aprono nuove prospettive di apertura di corridoi commerciali, il cui sviluppo vaanche oltre il settore energetico ed oltre il Mediterraneo, come le rotte del Mar Caspio (Kazakistan, Turkmenistan, le cui disponibilità di gas sono ancora bloccate dall’intersezione di interessi non convergenti (es. Russia, Turchia, Iran, Qatar) e la Via della Seta.

Una evoluzione cheaumenta lasicurezza dell’Europa, per ladiversificazione delle rotte del gas ed l’accorciamento della catena degli approvvigionamenti, sia in termini fisici che di prossimità (integrazione dei modelli di business e dei mercati, non solo energetici), ed all’ampliamento dell’area di influenza europea.

Emerge una nuova centralità del Mediterraneo nell’economia regionale, che a sua volta migliora il clima degli investimenti e crea nuove opportunità di crescita e sviluppo.

Il Medio Oriente

Tutto inizia con la scoperta del giacimento di Zohr (ENI 2015) ed entrato in nel 2017, il più grande giacimento di gas mai scoperto nel Mediterraneo (850 miliardi di metri cubi di gas, 12-13 volte i consumi annuali dell’Italia.

A febbraio 2018 ENI comunica la scoperta di un altro nuovo giacimento di gas nel Levante, al largo di Cipro, di dimensioni stimate comparabili con quelle di Zohr, Calypso 1 NFW.

 

Figura 1 Mappa dei giacimenti di Gas del Levante

Ad Agosto 2018 ad ENIviene assegnata una ulteriore promettente licenza esplorativa in Egitto, denominata “Nour”, localizzata a circa 50 chilometri dalla costa egiziana.

Sempre nel 2018 ENI, con Total e Novatek, firma con la Repubblica del Libano due contratti di Esplorazione e Produzione.

Nella seconda metà del 2018, Delek Drilling e Noble Energyfirmano di due accordi per esportare gas da Israele verso l’Egitto (per 64 bcm/yin 10 anni, valore stimato circa a 15 miliardi di US$).

L’accordo aggiunge una dimensione economica al rapporto fra i due Paesi, sinora dominato dalla sicurezza.

Le esportazioni di Israele verso l’Egittoavverranno in una prima fase attraverso il “reverse flow” del gasdotto EMG (Eastern Mediterranean Gas pipeline, capacità di 7 bcm/y, estensibile a 9). Successivamente potrebbe essere realizzato un gasdotto per congiungere direttamente i giacimenti Israeliani all’Egitto, se non una vera e propria rete di gasdotti sottomarini per il collegamento dei giacimenti del Levante ai terminali di liquefazione egiziani.

Da oggi l’Egitto può iniziare nuovamente ad esportare, verso la Giordania, attraverso l’Arab Gas Pipeline, e, utilizzando i suoi terminali di liquefazione (circa 20 bcm/y di capacità) verso l’Europa attraverso l’Italia.

Anche Cipro infatti,il 19 settembre 2018, firma un accordo con l’Egitto,per la costruzione di un gasdotto sottomarino che collegherà il giacimento Aphrodite ai terminali di liquefazione egiziani.

L’Egitto si avvia a diventare il primo hub energetico regionale (gas, ma anche energia elettrica): si apre l’accesso a nuove fonti di energia e opportunità di mercato, e conseguenti nuove prospettive per le popolazioni e per le impreseEuro Mediterranee, e l’Italia si trova al centro di questo nuovo corridoio energetico.

L’Unione Europea è il terminale del corridoio, come confermato dal MoU di collaborazione firmato dal Commissario europeo per l’Energia nell’aprile 2018.

Oggi Egitto, Cipro, Israele e Unione europea hanno in comune molti più interessi rispetto agli anni scorsi: tutti si affacciano sul Mediterraneo e tutti hanno un interesse enorme nel gas. La convergenza su obiettivi di interesse comuneè in grado di influenzare la politica e la strategia di tutte le parti coinvolte, imprese ed istituzioni governative e finanziarie, in uno dei mercati più ricchi del mondo, in grado di condizionare il futuro della regione.

Questa situazione ha attivato anche la competizione per l’accesso al mercato, che ha avuto e sta avendo un impatto sull’intreccio dei rapporti geopolitici fra Cipro, Egitto, Israele e Turchia.

La Turchia aveva raggiunto un riavvicinamento con Israele a giugno del 2016, quando i due Paesi hanno concordato la possibile costruzione di un gasdotto per trasportare il gas da Israele verso l’Europaattraverso la Turchia, che oggi è attraversata dal gasdotto TANAP (Tran Anatolian Pipeline), che, congiungendosi con il TAP(Trans Adriatic Pipeline), attraversando  la Grecia e l’Albania, trasporta in Europa il gas proveniente dal Mar Caspio, ma non solo, perché anche la Russiamira ad accedere al TANAP, attraverso il collegamento con il  TurkStream, il gasdotto sottomarino che collega la Russia alla Turchia.

Quindi un eventuale gasdotto Israele – Turchia non assicurava un accesso diretto al mercato europeo, inoltre, per far arrivare il gas israeliano in Turchia, occorreva attraversare la zona economica esclusiva di Cipro, che non è accessibile ai turchi, perdurando il conflitto che dal 1974 divide Cipro dalla Turchia.

Di fatto la rotta del gas fra Israele e Turchia non è stata più un’opzione.

La situazione ha spinto Israele a cercare nuove vie per l’accesso al mercato internazionaledel gas, ancheper le crescenti difficoltà a realizzareil gasdotto di collegamento diretto con l’Europa, lungo la direttrice Israele – Cipro- Grecia – Italia, il Progetto EstMed,fortemente sostenuto dall’italo-francese Edison, che aveva generato dissapori in molti operatori energetici Mediterranei.

Fra Israele ed Egitto si è realizzata una forte sinergia energetica, che si è aggiunta a quella in materia di sicurezza: gli accordi fra i due Stati nel settore del gas hanno consentito l’assenso di Israele alla firma dell’accordo fra Egitto e Cipro.

La Turchia in questo momento appare più isolata, anche dal punto di vista dell’evoluzione delle possibili rotte Euro Mediterranee del gas. Una situazione che non giova alla integrazione ed alla stabilità del mercato Euro Mediterraneo, che richiederà uno sforzo comune per il suo superamento.

Figura2- le rotte Euro Mediterranee del gas

Nord Africa

Le trasformazioni in corso nel Mediterraneo Orientale hanno impatto anche sui i rapporti fra i Paesi del Maghreb e del Mashrek, alla ricerca di nuovi equilibri, che guidino la stabilizzazione e la messa in sicurezza dell’area, ancora soggetta alle conseguenze (molteplici) della crisi libica.

Anche questo fronte vede l’Italia al centro dei nuovi eventi, per convergenti ragioni politiche, economiche, industriali ed energetiche, in cui anche l’ENI sta svolgendo un ruolo di primo piano.

In Libia l’ENI ha raggiunto un accordo strategico con la British Petroleum e con la NOC – National Oil Company, l’azienda petrolifera di Stato.

L’accordo consente di far ripartire in Libia le attività petrolifere, e soprattutto riafferma in capo alla NOC il ruolo nazionale di gestione delle risorse petrolifere(gas e petrolio), che costituiscono l’unica risorsa della Libia, dove il settore degli idrocarburi rappresenta il 95% delle entrate governative e il 96% dell’export in valore, da cui deriva il valore anche politico dell’accordo.

L’obiettivo è di rilanciare le attività di esplorazione e sviluppo e promuovere un ambiente favorevole agli investimenti nel Paese: la premessa essenziale della stabilizzazione. L’accordo ha infatti lo scopo di avviare l’assegnazione a ENI di una quota del 42,5% nelle aree contrattuali A e B (onshore) e C (offshore)della Libia, con Eni operatore, ruolo attualmente svolto da BP.

L’accordo conferma le attività di esplorative on-shore in capo alla BP, che si svolgeranno nel Bacino estrattivo di Ghadames, dove insistono le infrastrutture energetiche produttivegestite dalla joint-venture ENI – NOC. In questo modoviene consentito a BP di utilizzare infrastrutture già esistenti, con evidenti sinergie in termini di costi e di sicurezza, a beneficio della Libiaed in particolare della Tripolitania, le cui centrali elettriche sono alimentate dal gas proveniente dai giacimenti ENI -NOC.

Sullo sfondo dell’accordo italo-inglese sulla Libia, c’è anche una valenza geopolitica, per gli effetti che determina sul contenimento delle ambizioni della francese Totalsoprattutto in Cirenaica, area ricca di gas e greggio, ma salvaguarda l’interesse francese per le importazioni di uranio naturale prodotto nel Sud della Libia, di importanza strategica per la produzione elettronucleare francese.

Se questo accordo limita la francese Total, che aveva forti ambizioni in Libia, sostenute dallaFranciaanche attraverso il supporto militare, trova tuttavia un riequilibrio delle posizioni a livello regionale.

In Algeriaè stato firmato l’accordo Eni-Sonatrach-Totalper l’avvio delle prospezioni off-shore per la ricerca di nuovi giacimenti, essenziale per rilanciare la produzione algerina di idrocarburi, in stagnazione da anni, sperando in risultati simili a quelli ottenuti in Egitto. Le zone identificate sono una ad est, nella zona di Bejaia, dove le ricerche saranno condotte dall’ENI, ed una ad ovest, al largo di Orano, condotte da Total.

Con l’occasione sono state siglate altre due intese: una tra Eni e Sonatrach, per la cessione da parte della società algerina del 49% delle attività nel bacino di Berkine, ed una Sonatrach-Total, per la realizzazione di un impianto solare nel proprio campo di GEISP (sul modello di quello che sarà inaugurato da ENI il prossimo 25 novembre nel sito di BRN).

Il nuovo accordo Eni-Sonatrach per l’esplorazione marinasegna una nuova tappa nelle relazioni italo-algerine nel settore dell’energia. Con gli investimenti per il rilancio delle attività nell’area di Berkine più lo sviluppo delle rinnovabili nel campo di Brn, ENI assume una posizione di leadership tra gli investitori stranieri in Algeria. Il Forum, per rilanciare l’industria degli idrocarburi nazionali, tenuto conto delle sfide poste dalla competizione internazionale e dalla crescente pressione della crescita dei consumi interni, offre nuove opportunità per le aziende italiane operanti nelle rinnovabili e dell’impiantistica.

Sullo sfondo di questi impegni si pone la scadenza, nel 2019, dei contratti italiani di importazione di gas dall’Algeria: si attende alla prova dei fatti l’efficacia della nuova politica energetica algerina, che dovrà superare alcune prevedibili resistenze politiche interne anche in vista delle prossime elezioni.

L’integrazione dei sistemi e dei mercati

L’insieme delle iniziative nel settore energetico Mediterraneo evidenziano la progressiva integrazione dei sistemi energetici e dei relativi modelli di business Gas – Fonti Rinnovabili – Elettricità, che preludono ad una progressiva integrazione dei mercati.

Le criticità del modello di business si spostano dalla governance della produzione alla governance delle infrastrutture di trasporto (di gas ed elettricità), che implica un cambiamento di paradigma per la sicurezza: condivisione dei rischi di sistema, indipendenza delle strutture di trasporto dai produttori di materie prime energetiche.

Lo sviluppo delle fonti rinnovabili(RES), la diversificazione della produzionedi gas naturale e l’integrazione dei sistemi GNL e Retisupportano lo sviluppo del settore gas-to-power.

Il mix Gas-RES è il mix energetico di riferimento nei Paesi Mediterranei(fonti endogene e strategie di prossimità per lo sviluppo del mercato Europeo).

Il GNL aggiunge liquidità e flessibilità al mercato del gas integrato con le reti (gestione della sicurezza e delle ridondanze).

Queste condizioni di riferimento rafforzano il ruolo dell’integrazione delle infrastrutture energetiche, con la complementarietà delle filiere e la convergenza verso un modello di business integrato, che riflette le interazioni fra le filiere, come fra reti gas e sistemi GNL, per una gestione dei flussi energetici congruente con la topologia delle risorse e con i trade-off fra efficienza e sicurezza.

Tuttavia, nel Mediterraneo ancoraessere sviluppate Piattaforme Energetiche di Scambio di gas ed energia elettrica, per lo sviluppo e l’integrazione dei mercati regionali, a fronte delle crescenti esigenze Euro Mediterranee di integrazione, poiché lavalorizzazione economica delle risorse endogene (gas e fonti rinnovabili) è strategica per lo sviluppo di tutti i Paesi dell’area, e richiede strumenti più evoluti di accesso al mercato internazionale.

Tale valorizzazione è il driver dello sviluppo dei progetti infrastrutturali per l’integrazione regionale, che vede un forte ruolo dell’Italia, come porta del Mercato Europeo(know-how, regole, infrastrutture di ricezione, trasporto e stoccaggio, capacità di gestione dei flussi di energia, piattaforme di mercato integrate, apertura storica alla cooperazione multilaterale), sia in termini industriali che istituzionali.

L’integrazione dei mercati produceuna crescente interdipendenza dei Paesi coinvolti, creando interessi comuni concreti, che in linea di principio potrebbero intersecare e supportare il superamento di questioni e crisi aperte(es. Libano e Israele).

Il Meeting di Palermo ha mostrato come l’Italia possa giocare un ruolo cardine per una nuova centralità del Mediterraneo: in Nord Africa come in Medio Oriente, l’Italia è presente ed è in grado di giocare il ruolo di ponte naturale fra l’Europa ed il Mediterraneo, in termini culturali, industriali, economici ed istituzionali e non solo geografici.

Le nuove risorse energetiche aprono scenari di cambiamento inediti nel Mediterraneo, con un ruolo chiave del gas per la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo regionali.

MC 25 XI 18

 

Ing. Michelangelo Celozzi FCI Engineering

 

 

 

[1]Dopo Giappone, Germania, Stati Uniti (le cui importazioni si stanno riducendo) e Cina (fonte CIA World Factbook 2018, su dati 2015 – 2016).

 

 

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