Dopo l’Iranian Deal. Rischi e minacce secondo un guru dei Neocon – @ilgiornale 4.8.2015

5 agosto 2015 11:41 0 comments

Accordo iraniano, cyber-terrorismo e Stato Islamico: le sfide internazionali secondo Stephen Bryen, ex consigliere strategico della Casa Bianca

Stephen Bryen

 

Poco mediatico, e per questo probabilmente sconosciuto al grande pubblico europeo, Stephen Bryen è considerato uno dei massimi esperti a livello mondiale di cyber-terrorismo, di difesa e di tecnologie.

Esponente di punta dei famosi/ famigerati neo-conservatori che ispirarono la politica estera di George W. Bush. È stato vice sottosegretario alla Difesa del Presidente Reagan, in buona sostanza l’uomo chiave nel progetto del famoso Scudo Stellare, che molto ha contribuito a mettere in crisi il gigante sovietico. Poi è stato anche uno dei più influenti consiglieri dei Bush, padre e figlio. In arrivo ad inizio 2016 la sua ultima pubblicazione, il libro sulle cyber-minacce dal titolo “Technology Security and National Power: Winners and Losers” (videointervista integrale).

 

L’accordo siglato a Vienna lo scorso 14 Luglio con l’Iran. Un accordo che in Europa è stato accolto con grande entusiasmo, soprattutto in un’ottica economica… In primo luogo, bisognerebbe chiedersi chi è contro questo accordo? Certamente Israele è contrario, l’Arabia Saudita è contraria, così come gli Emirati Arabi – afferma Stephen Bryen – C’è nervosismo in questi Paesi circa la possibilità di un Iran nuclearizzato e per questo si riscontra scetticismo sulla prospettive di uno sviluppo pacifico.

E la della percezione americana dell’accordo: cosa farà adesso il Congresso? Con tutta probabilità la maggioranza dei rappresentanti in entrambe le camere del parlamento statunitense potrebbe opporsi. Il che apre a una sola possibilità per il Presidente Obama: ricorrere al veto presidenziale o perdere credibilità con l’Iran. Negli Stati Uniti – spiega Bryen – in caso di opposizione da parte del Congresso, il Presidente può porre il veto all’atto che torna alle camere. Qui i rappresentanti dovranno formare una nuova maggioranza di almeno i 2/3 per vincere. Tuttavia, nell’eventualità che si debba arrivare a tanto, i Dems al Senato e alla Camera sembrano sufficienti per far approvare l’accordo con l’Iran. Tutto questo a meno di cambiamenti nello scenario iraniano a causa di variabili come improvvise manovre politiche del Presidente Rohani o imprevedibili minacce terroristiche.

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Continua la lettura dell’articolo di Matteo Marsini, Associate Analyst de “Il Nodo di Gordio” su IlGiornale.it —> Dopo l’Iranian Deal. Rischi e minacce secondo un guru dei Neocon

 

Matteo Marsini

Nato a Roma il 19 ottobre 1986, Matteo Marsini è un giovane professionista nel campo delle Relazioni Internazionali, Affari Esteri e Relazioni Diplomatiche. Exchange Student per un semestre presso la University College di Maastricht e ricercatore in Turchia per la propria tesi di laurea specialistica in teoria e tecniche del peacekeeping, si è laureato Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università LUISS di Roma nel 2012. Aspirante diplomatico ha subito intrapreso una carriera internazionale su più fronti, portando avanti contemporaneamente gli studi di specializzazione (Master in Studi Diplomatici presso la SIOI di Roma; Legal Skills Training Course and Training for Legal Assistant presso la SAS Law School di Londra) ed esperienze di lavoro e formazione anche presso sedi estere come il Consolato Generale d’Italia ad Istanbul o lo European Economics and Financial Centre di Londra. Dal 2012 è Associate Analyst del Think Tank Il Nodo di Gordio, firmando articoli tanto per la pagina web che per la rivista cartacea, e realizzando grafiche e mappe illustrative. Esperto di diritto e di relazioni internazionali si occupa in particolare di ambiti quali diplomazia e difesa, specializzandosi in Paesi come Turchia e Regno Unito. È stato inoltre corrispondente da Londra ed è Responsabile della Rubrica Diplomatica “The British Perspective” dal primo dicembre 2013.

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