Da Venezia a Baku, il filo dell’arte

19 novembre 2014 18:29 0 comments

Anna Scavezzon nuovo Direttore Lavori del restauro del Museo Nazionale d’Arte di Baku

Anna Scavezzon, veneziana, è Restauratore di Beni Culturali. Nel luglio 2014 ha assunto l’incarico di Direttore Lavori del restauro del Museo Nazionale d’Arte di Baku, la capitale dell’Azerbaigian. Già dal 1998 lavora come libero professionista nel settore restauro di Beni Culturali, ha gestito, diretto e progettato lavori di restauro in tutta Italia. Nel 2012 ha assunto la carica di Presidente Nazionale Restauro Confartigianato; da giugno 2013 è Presidente di RIBac, associazione culturale no profit, dedicata alla valorizzazione e alla tutela dei Beni Culturali. Dal 2011 Ideatrice e Curatrice di Restauri Aperti, manifestazione del Salone Europeo della Cultura, giunto alla IV edizione. Scrive per riviste dell’ambito cultura e architettura, promuove iniziative a favore della tutela e del restauro del Paesaggio e dei Beni Culturali. “Il Nodo di Gordio”, visto il prestigioso incarico ricevuto e ritenendola un’ambasciatrice della cultura italiana in Azerbaigian, l’ha intervistata:

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This picture taken on June 6, 2013 shows the Flame Towers (L) and the Mosque in Baku’s Dagustu Park. ( GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

 

Lei oggi è Direttore dei Lavori di restauro del Museo Nazionale d’Arte di Baku. In cosa consiste il suo incarico attuale?

Si tratta del restauro di un edificio ottocentesco, nato come residenza e trasformato poi in museo. La tipologia dei lavori va dal rifacimento, con l’ampliamento di alcuni spazi dell’edificio, al restauro delle facciate e degli ambienti interni del corpo frontale, decorate con gusto neoclassico, ricche di stucchi e fregi su pareti e soffitti. Il mio incarico consiste nel coordinare, con una squadra di tecnici, le lavorazioni delle maestranze italiane e azerbaigiane e sovrintendere sulla qualità del restauro.

 

Quale ritiene sia il valore aggiunto di una impresa italiana nel settore, che ha permesso questo prestigioso incarico?

Certamente la tradizione e il prestigio della scuola italiana del restauro, che è riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Aver lavorato per oltre vent’anni in questo specifico settore, mi permette di affrontare problematiche tecniche e gestionali con la giusta professionalità, e l’esperienza, in un incarico di questo tipo, non è cosa da sottovalutare. Va’ detto poi che un ruolo fondamentale, nello spingermi ad accettare un impegno lavorativo in questo Paese, di cui inizialmente sapevo poco, ma che mi ha subito catturata, l’ha giocato la curiosità, a cui, nonostante l’esperienza, non so sottrarmi.

 

Il riconoscimento della sua professione e le modalità con cui si può intervenire sulle opere d’arte in Italia sono argomenti discussi e controversi da oltre venticinque anni. L’Azerbaigian può essere d’esempio per il dibattito in corso?

Può essere un’ottima occasione da cogliere. In Italia l’incredibile ricchezza artistica è pari all’incredibile incapacità di fare chiarezza sui temi della gestione del patrimonio storico artistico e sull’inquadramento delle competenze professionali. In Azerbaigian il tema è relativamente nuovo, dunque, ancora plasmabile.

 

Quali sono le qualità più rilevanti che ha riscontrato nel suo approccio con il settore dei beni culturali a Baku?

Baku, la capitale dell’Azerbaigian, è simbolo di un passato ricco di storia, rappresentato dalla città antica, e di una propulsione verso la modernità, che, con la crescita esponenziale dei nuovi edifici, grattacieli dall’architettura imponente e fantasiosa, affascina e attrae. Ma, se la parte antica (patrimonio Unesco), nonostante qualche restauro discutibile per l’uso di metodologie troppo disinvolte, ben rappresenta la testimonianza di ciò che resta del passato più lontano, la parte moderna della città sta pericolosamente fagocitando interi quartieri che rappresentano la stratificazione storico-architettonica dei secoli più vicini a noi, da fine Ottocento a tutto il Novecento. Spesso si tratta di edifici minori, ma comunque importanti per la storia e la tipologia architettonica. Demoliti per lasciare spazio a mastodontici edifici, simbolo di modernità e ricchezza, rappresentano un elemento caratterizzante e distintivo della città, che sarebbe auspicabile preservare e valorizzare.

 

Lei ha conseguito l’incarico di Presidente nazionale nel comparto Restauro in Confartigianato e si è occupata di iniziative importanti per Venezia e sul territorio del nostro Paese anche di medio periodo. Può dirci qualcosa dei progetti in corso?

La sensibilizzazione verso il tema della conservazione è sempre stato l’elemento guida delle iniziative promosse a titolo personale o condivise con i colleghi delle varie associazioni di cui faccio parte, RIBac e ARI in primis. Oltre all’attività finalizzata a sviluppare e sostenere, a livello pratico, scientifico e culturale, la professione del Conservatore‐Restauratore di Beni Culturali, i progetti in corso sono diversi, uno a cui tengo in modo particolare è la realizzazione di un cortometraggio che documenti il microcosmo in un cantiere di restauro, oltre che testimonianza di un’esperienza d’interesse tecnico scientifico, spesso palcoscenico di situazioni assai divertenti.

 

Qual è il rapporto tra pubblico e privato nella gestione dei beni artistici a Baku?

Le imprese private che operano in questo settore specifico non sono molte e la gestione pubblica è predominante. La città di Baku ha un sindaco con competenza sulla città nuova e un sindaco con competenza sulla città antica, esiste inoltre un ufficio del ministero, equiparabile alle nostre soprintendenze, che cura i progetti di tutela sui beni culturali. La gestione, che dovrebbe prevedere la pianificazione integrata tra intervento di restauro e valorizzazione/gestione, anche in chiave turistica, non è ancora affrontata in modo organico, non comprendendo forse appieno il valore potenziale del patrimonio storico artistico.

 

C’è qualche possibilità a Suo avviso per gli scambi di opere d’arte tra Italia e Azerbaigian?

In questo campo credo ci siano ampie possibilità di sviluppo, le strutture non mancano e nemmeno l’interesse per l’arte, in particolare quella contemporanea. Musei e teatri sono sorprendentemente numerosi nella città di Baku, uno scambio artistico e culturale è già in atto, si tratta solo di cogliere le occasioni e incrementarlo.

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Daniele Lazzeri

Lavora da 20 anni nel settore dell'analisi e della consulenza in materia finanziaria. Giornalista pubblicista, è chairman del think tank di studi geopolitici e di economia internazionale Il Nodo di Gordio e Direttore responsabile dell’omonima rivista quadrimestrale, dove si occupa dell'analisi economico-finanziaria globale. Suoi saggi sugli impatti geopolitici delle nuove reti di pipeline (gasdotti e oleodotti) sono apparsi su quotidiani e riviste in Francia, Russia, Azerbaijan, Turchia e Kazakhstan. Sue interviste televisive sono state trasmesse da emittenti nazionali in Italia, Russia, Libano e Kazakhstan... leggi tutto il profilo

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