Da Aquisgrana alla Missione Sofia Dietro al ritiro di Berlino

28 gennaio 2019 07:04 0 comments

 

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L’intenzione di Berlino, per ora solo minacciata, di ritirare le sue navi dalla Missione Sophia destinata a contenere e, al contempo, soccorrere i migranti che cercano di attraversare il Mediterraneo su imbarcazioni più o meno di fortuna, ha suscitato l’inevitabile polemica con Roma. Con il ‘ministro degli Interni Salvini che si è lasciato andare ad un “Si ritirino pure, noi non tratteniamo nessuno” dopo aver ricordato che, tanto, le navi tedesche hanno sempre sbarcato i migranti nei porti italiani; e il suo collega berlinese che ha accusato l’Italia di aver confinato le loro navi negli angoli più remoti del Mediterraneo, sfruttandole per controllare il contrabbando ed il traffico di armi dalla Libia e non per quella che dovrebbe essere la vera Mission di Sophia. Insomma una polemica al calor bianco, passata in secondo piano sui nostri Media solo perché contemporanea a quella, ben più virulenta, con Parigi.

Eppure le due polemiche andrebbero, a mio avviso, lette insieme, come due risvolti del modificarsi degli assetti strategici all’interno dell’Unione Europea. E soprattutto, caro Direttore, andrebbero guardate in controluce a quanto accaduto, non più guardi del 2 Gennaio scorso, ad Aquisgrana. Dove il Presidente francese Macron ed il Cancelliere tedesco Angela Merkel hanno siglato un nuovo patto di alleanza bilaterale destinato ad avere notevoli effetti sul futuro di tutta Europa, ed anche sullo scacchiere mediterraneo.

Il Patto di Aquisgrana infatti non è solo un ribadire, come molta stampa italiana ha sostenuto in questi giorni, gli accordi dell’Eliseo, vecchi di ben cinquantasei anni, fra De Gaulle e Adenauer. E lo si comprende già dalla scelta della sede dove è stato stretto: Aquisgrana, l’odierna Aaken, il centro dell’antico Impero Carolingio. Quasi a voler affermare a livello simbolico – ed i simboli in politica internazionale hanno, come ben sappiamo, grande importanza – il rinsaldarsi di un Asse Carolingio franco-tedesco egemone e guida dell’Europa tutta.

Fin qui, si potrebbe dire, nulla di nuovo. E’ ormai acclarato che la UE si regge su un asse Parigi/Berlino e che è il direttorio franco-tedesco a prendere ogni decisione, con buona pace della Commissione, del Parlamento di Bruxelles e di tutta l’Eurocrazia ridotta a discutere della curvatura delle banane e di altre amenità del genere. Un’egemonia ancora più palese dopo la Brexit, che ha tolto a Roma la possibilità di giocare di sponda con Londra per bilanciare lo strapotere “borgognone”. Cosa che sapevano ben fare i Craxi, gli Andreotti, i Cossiga….e che poi ci si è dimenticati, con il risultato di finire con il contare in sede comunitaria meno di Olanda e Lussemburgo. Ma questa è un’altra storia.

Il fatto che dovremmo guardare con attenzione è piuttosto la coincidenza tra gli Accordi di Aquisgrana e la minaccia del ritiro tedesco da Sophia. Senza dimenticare, ovviamente, la contestuale polemica tra Roma e Parigi. Perché l’impressione è che Macron abbia ottenuto da Angela Merkel una sorta di spartizione delle aree di influenza. Una spartizione che prevede mano libera ai francesi nel Mediterraneo e – per ovvio traslato – in tutta l’Africa, indebolendo la posizione italiana, proprio nel momento in cui, dalle parti di Roma, qualcuno sta provando ad alzare la testa. La contropartita per Berlino potrebbe essere rappresentata dal sostegno al North Stream 2, il gasdotto che raddoppierà il volume di gas dalla Russia verso la Germania, rafforzando la sua posizione di Hub di distribuzione in tutta Europa, proprio nel momento in cui, con il TAP, l’Italia potrebbe emergere come concorrente. E poi ci sarebbe anche la questione degli accordi fra Germania e Turchia per frenare ulteriormente il flusso dei migranti attraverso la rotta di terra dei Balcani.

Tuttavia, caro Daniele, quello di Aquisgrana non è certo un Patto d’Acciaio. Piuttosto di cartone, vista la debolezza interna di Macron e il fatto che la Merkel è un Cancelliere ormai con la data di scadenza, contestata nel suo stesso partito e, soprattutto, con l’alleato bavarese, la CSU, ormai in aperto dissenso. Roma dovrebbe tenerne debito conto e muoversi di conseguenza. Con una strategia a tutto campo, scevra di pregiudiziali ideologiche, che comprenda, certo, il dialogo privilegiato con Washington, ma che guardi anche a Mosca e, più lontano ma non poi così lontano, a Pechino. Senza dimenticare, poi, i ragazzacci ribelli di Visegrad. Senza sposare aprioristicamente una qualche causa, ma con pragmatismo e senso di realtà. Ne torneremo a parlare.

Andrea Marcigliano

Senior Fellow de “Il Nodo di Gordio”

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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