Caso marò spiragli di cambiamento?

16 maggio 2014 16:49 0 comments

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Dopo ormai più di due anni di ondeggiamenti diplomatici e stallo totale che hanno caratterizzato la vicenda dei due fucilieri di marina bloccati nello stato indiano del Kerala, qualcosa lentamente si muove. La controversia tra Italia e India si trascina ormai da lunghissimo tempo e la diplomazia italiana si è mostrata a volte troppo lenta o accondiscendente cadendo forse anche troppo facilmente nelle trappole burocratiche dell’ amministrazione indiana, le indecisioni hanno permesso svariati rinvii del processo e  la possibilità che due militari in servizio anti pirateria potessero essere giudicati da un tribunale anti terrorismo interno alla stato indiano. La corte suprema del Kerala ha rinviato quasi ad oltranza con un certo cinismo il processo senza riuscire a redigere i capi di imputazione.

Ben tre sono stati i governi che si sono succeduti cercando di risolvere la controversia diplomatica dove per l’immunità funzionale dei due militari gli stessi dovrebbero essere giudicati da una corte nazionale. Influendo poco il luogo dell’accaduto, se all’interno o meno delle acque territoriali indiane.

Rientro in Italia dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

Nella foto Salvatore Girone, Massimiliano Latorre e il CSM Marina Luigi Binelli Mantelli (LaPresse/Roberto Monaldo)

La situazione sembra però essersi sbloccata, il nuovo esecutivo sembra uscire da questa impasse il 18 aprile è stata inviata a New Delhi una nota verbale nella quale, dopo aver richiamato nuovamente il principio dell’immunità funzionale dei due militari, si chiede agli indiani di aprire un tavolo di esperti giuridici di ambo le parti per dirimere l’annosa questione e se come probabile, a causa delle elezioni amministrative imminenti in India l’amministrazione continuasse a rallentare la procedura, l’Italia chiederà l’apertura di una procedura di risoluzione delle controversie in ambito internazionale. L’Italia quindi chiederà un arbitrato internazionale, scelta che probabilmente andava presa molto prima.

Il vero problema adesso sembra come sempre essere il tempo infatti la corte suprema indiana potrebbe chiedere in ogni momento alla nostra rappresentanza diplomatica la consegna dei due militari che non hanno nessuna immunità diplomatica e quindi probabili soggetti di ritorsioni giudiziarie da parte dei tribunale indiano.

Un ulteriore problema è che l’arbitrato come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali resta comunque volontario e quindi sottoposto alla volontà dell’India di accettarne la giurisdizione. Poiché l’India per ciò che riguarda gli accordi multilaterali ha accettato la giurisdizione vincolante della Corte Internazionale di Giustizia, solo se tutti gli Stati firmatari dello stesso trattato lo sono anche dello statuto della corte di giustizia internazionale. Non è questo il caso del trattato di Montego Bay, resta però una possibilità di adire la Corte Internazionale di Giustizia secondo l’articolo 92 della carta di Montego bay che permette la giurisdizione sulla nave dello Stato di cui in qualche modo fa parte, questo non ne stabilisce la giurisdizione penale.

L’India, dunque, sarebbe soggetta alla giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia nel caso in cui l’Italia dovesse depositare la propria domanda alla cancelleria della Corte. Questa formulazione della questione giuridica evita la diretta applicazione della Convenzione di Montego Bay del 1982 e rende la richiesta dell’arbitrato non applicabile.  Quindi ci sono due fori internazionali che possono dirimere la controversia in ambito internazionale il tribunale internazionale del mare e la Corte Internazionale di Giustizia.

La prima alternativa risulta essere la più lineare e anche la più probabile essendo entrambi i paesi parte della convenzione di Montego Bay e l’incidente rientra all’interno della convenzione, la controversia sarà però risolta tenedo presente solamente la convenzione dell’ONU sul diritto del mare.

La seconda opzione sottoporre quindi la controversia alla Corte Internazionale di Giustizia, come una vera e propria istituzione, ha un gran fine e, forse, terrà presente le conseguenze della propria decisione su altri settori del diritto, rispetto ad un mero tribunale che non farà, anche se avrà avuto modo di focalizzare solamente intorno al diritto del mare.

Vedremo come  evolverà la situazione sperando comunque in un vicino ritorno in patria dei due militari.

 Antonciro Cozzi

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