Libia: Bufale e minacce. Le dichiarazioni di al-Sarraj e le reazioni italiane

19 aprile 2019 07:59 0 comments

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Le recenti polemiche che hanno diviso il Governo dopo le dichiarazioni del presidente libico al-Sarraj a proposito di 800.000 esuli (o migranti) che sarebbero in procinto di fuggire dalla Libia in fiamme per precipitarsi sulle nostre coste, mi hanno lasciato, sinceramente, interdetto. O meglio, decisamente esterrefatto. Perché, vedi caro Direttore, l’attuale compagine governativa di problemi, ragioni di attrito e polemica ne ha certo molte, e serie, tanto da farmi pensare che non dovrebbe certo avere bisogno di inseguire fantasmi privi di consistenza. Come la minaccia di al-Sarraj. Perché di minaccia, apertis verbis, si tratta. O, se vogliamo essere più sfumati, di un indebito tentativo di pressione psicologica. E questo perché chiaramente, al-Sarraj sa benissimo che uno dei dossier sul tavolo di Conte è quello del contrasto/controllo dei flussi migratori dal Nord Africa, e cerca di sfruttare questo a suo vantaggio. Per spingere l’Italia ad intervenire a suo favore per fermare l’Avanzata di Haftar. Con ogni mezzo, anche militare.
Tuttavia è minaccia che posa sul nulla. Basta fare un po’ di conti. Dunque, la Libia, stando all’ultimo censimento fatto ai tempi di Gheddafi, nel 2003, contava circa sei milioni e duecentomila abitanti. Di questi un milione e seicentomila nella Cirenaica, feudo di Haftar, e altri cinquecentomila nel Fezzan, territorio popolato da Tuareg e Tibu e fuori dal controllo di Tripoli. Dove, per altro al Sarraj, nonostante gli appoggi internazionali, ha sempre stentato a controllare anche il solo perimetro della Capitale. Poi ci sono i Berberi, concentrati nella regione delle Montagne di Nafusa, secondo diverse stime circa il 5/10% della popolazione libica. E i berberi, di fatto, sono indipendenti da Tripoli sin dalla morte di Gheddafi. E ancora la regione di Sabratha, in Tripolitania, controllata da milizie salafite finanziate dai sauditi, che si sono già schierate per Haftar. E potremmo continuare…
Insomma appare abbastanza evidente che non vi possono essere 800.000 libici pronti a fuggire in caso di vittoria del generale di Tobruk… senza contare, poi, l’incredibile numero di barche, barconi e barchette che, nell’ipotesi fantascientifica, sarebbero necessari per tale migrazione. Sinceramente non credo che ve ne siano abbastanza disponibili in tutta la regione Mediterranea.
Dunque, il povero al Sarraj ha clamorosamente mentito, sulla spinta della disperazione. Fino a qui tutto normale. Quello che, invece, non mi sembra normale è che i grandi media italiani abbiano enfatizzato tale clamorosa bufala invece di smontarla. E che esponenti governativi si siano fatti prendere nella rete di una polemica assolutamente pretestuosa.
Brutti segni. Indicano come l’Italia abbia, in questi anni, perso il contatto e la percezione della realtà libica. Ovvero di uno scenario geopolitico ed economico cruciale per i nostri interessi. Dovremo tornare a parlarne…

Andrea Marcigliano
Senior Fellow de Il Nodo di Gordio

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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