Lo scoglio di Socotra/Ieodo/Suyan tra Cina, Corea del Sud e Giappone

1 marzo 2018 17:18 0 comments

Socotra

Socotra (Suyan in cinese e Ieodo in coreano) è uno scoglio sommerso, situato a 287 km dalla Cina e 149 km dall’ultima isola sudcoreana, oggetto di una disputa marittima principalmente tra Corea del Sud e Cina. Funge da base per una stazione di ricerca sudcoreana. Lo scoglio non è al centro di una vera e propria disputa territoriale ma per rivendicare una Zona Esclusiva Economica (ZEE). Il KADIZ (Korea Air Defense Identification Zone), vicino all’isola di Ieodo, a sud della penisola, si sovrappone alle zone di difesa aerea designate da Cina e Giappone, fonte di potenziali tensioni territoriali tra le potenze regionali. Con potenziali riserve petrolifere in gioco, Cina, Giappone e Corea cercano tutti di attirare a proprio favore l’opinione pubblica internazionale sui confini marittimi nel Mar Cinese orientale.

Ieodo

Precedentemente considerati in acque internazionali, gli scogli sono diventati un problema nel 1996 quando la comunità internazionale ha esteso la portata massima delle ZEE – che attribuiscono diritti speciali per l’uso di esplorazione e risorse – a 200 miglia nautiche (370 chilometri).

Nel caso del Mar Cinese orientale, questo ha creato zone sovrapposte tra Cina, Giappone e Corea. Socotra cade nella sovrapposizione della ZEE cinese e coreana, il che significa che spetta agli Stati delineare l’attuale confine marittimo. La Corea sostiene che lo scoglio si trova sulla sua piattaforma continentale. Pechino, che chiama lo scoglio “Suyan”, chiede il “prolungamento naturale” del suo territorio terrestre e insiste che la questione venga affrontata attraverso una serie di negoziati.

Dopo la costruzione del centro di ricerca coreano sullo scoglio di Socotra, che raccoglie dati sulle condizioni meteorologiche, sulla pesca e sulla protezione ambientale, Pechino ha iniziato a condurre attività di sorveglianza nelle acque circostanti. Ha iniziato a rivendicare lo scoglio nel 2006.

Le sue richieste si sono fatte più forti nel luglio del 2011, quando inviò tre pattugliatori nelle acque, nel momento in cui alcuni addetti ai lavori sudcoreani stavano cercando di recuperare un vettore recentemente affondato. L’interesse dei tre paesi del Nord-Est asiatico per questa porzione di mare si è risvegliato nel 1980 quando sono stati rilevati enormi giacimenti di petrolio e gas, oltre alle abbondanti risorse di pesca.Conflitti come questo sulla scoglio di Socotra hanno impedito ai paesi di sfruttare appieno le risorse in mare. Alcuni esperti ritengono che la presa di posizione della Cina sia legata a maggiori ambizioni marittime, evidenziate dalle dispute con il Giappone sulle isole Diaoyu-Senkaku e con altre nazioni del sud-est asiatico.

Pechino, da parte sua, sta proseguendo nello sforzo di modernizzazione delle sue forze paramilitari marittime e capacità navali per far rispettare le sue rivendicazioni di sovranità e giurisdizione. La Cina ha anche dispute territoriali con Filippine e Vietnam sulle rispettive ZEE nel Mar Cinese Meridionale, ricco di petrolio. La Cina, che in teoria rivendica quasi la totalità del Mar Cinese Meridionale e Orientale, ha inasprito le retoriche e inviato navi per testare le posizioni degli avversari.

I rapporti tra Pechino e Seoul non si possono di certo considerare eccellenti, nel mese di dicembre dello scorso anno due bombardieri, due aerei da combattimento e un aereo da ricognizione cinesi erano entrati nella zona d’identificazione della difesa aerea coreana dalla parte sud occidentale di Socotra, per 2 ore e 40 minuti. Mentre il 27 febbraio, le autorità di difesa sudcoreane hanno riferito che un aereo militare cinese è entrato nella zona d’identificazione della difesa della Corea del Sud, a circa 55 chilometri, a nord-ovest dell’isola di Ulleung (isola sudcoreana nel mar del Giappone), e vi è rimasto per oltre quattro ore senza dare una notifica preventiva.

Altro motivo di preoccupazione sono i diritti di pesca nel Mar Giallo tra Cina e Corea del Sud. Oltre alle varie dispute, la Cina si oppone al nuovo sistema di difesa missilistica della Corea del Sud, noto come THAAD, in segno di protesta ha portato avanti un’aggressiva campagna di rappresaglie economiche che include anche una diminuzione del turismo verso la Corea del Sud. Dopo diversi anni di crescita costante, nel 2017, poco più di 4 milioni di cinesi hanno visitato la Corea del Sud, rispetto ai circa 8 milioni dell’anno precedente. Secondo quanto riporta il Los Angeles Times, oltre a inviare meno turisti in Corea del Sud, la Cina ha anche limitato la distribuzione interna di streaming di programmi televisivi e film popolari coreani, secondo un rapporto della Commissione di riesame economico e della sicurezza degli Stati Uniti-Cina. La rappresaglia ha anche ridotto le vendite di cosmetici sudcoreani, che sono enormemente popolari in Cina, e le automobili della Corea del Sud, con la Hyundai e la Kia che hanno visto grosse perdite nelle loro esportazioni verso la Cina.

Lotte, il principale conglomerato al dettaglio della Corea del Sud, che ha dato a Seul il terreno per l’installazione del sistema di difesa missilistica in uno scambio immobiliare, è stato preso di mira, ha subito attacchi informatici e perso centinaia di milioni di dollari nella chiusura di oltre 70 dei suoi negozi in Cina perché non hanno superato le ispezioni sulla sicurezza antincendio.

Ma l’industria turistica della Corea del Sud è quella che forse ha sofferto di più, sia economicamente che psicologicamente. Il declino è iniziato nel marzo 2017, quando l’amministrazione nazionale del turismo cinese ha ordinato alle agenzie di viaggio nazionali di sospendere la vendita di pacchetti per la Corea del Sud.

Secondo la Hyundai Research Institute, le perdite a seguito delle restrizioni sui viaggi della Cina potrebbero arrivare fino ai 15 miliardi di dollari. I proprietari dei ristoranti e gli albergatori sull’isola di Jeju, in Corea del Sud, una volta considerata una popolare destinazione balneare per i cinesi, hanno visto un repentino calo delle entrate. L’isola ha avuto circa 1.200 visitatori cinesi l’anno scorso durante la popolare festa autunnale conosciuta come Chuseok –rispetto ai circa 8.800 del 2016 nello stesso periodo. A livello nazionale, le visite cinesi durante le vacanze sono diminuite dell’87%, secondo l’associazione turistica dell’isola di Jeju.

Le relazioni economiche tra Cina e Corea del Sud sono caratterizzate da un’immensa asimmetria nei livelli di dipendenza: la Corea del Sud dipende molto più dalla Cina di quanto la Cina dipenda dalla Corea del Sud. Per Pechino, la pressione economica è senz’altro un mezzo significativo da utilizzare per arrivare a una soluzione sulle varie questioni tra i due paesi.

 

Elvio Rotondo

Country Analyst

Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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