Vittoria di Boris Johnson in Gran Bretagna

13 dicembre 2019 13:36 0 comments

 

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La clamorosa, per proporzioni, vittoria di Boris Johnson in Gran Bretagna sinceramente non ci ha sorpreso. Quello che, invece, ci sorprende, e molto, è lo stupore, venato di fastidio e rabbia, con cui sta venendo per lo più accolta da media e commentatori italiani. Stupore che dimostra come, per l’ennesima volta, si  sia incapaci di guardare la realtà senza le lenti deformanti dei propri desideri e pregiudizi ideologici.
Quello che invece sarebbe utile fare, e che non viene fatto, è leggere la vittoria dei Tory per quello che è : un preciso segnale della direzione che ha ormai preso il vento. Il vento, sempre più forte, che sta cambiando  la scena politica mondiale. Trump negli States, Johnson a Londra, senza dimenticare Vienna, Budapest, i fermenti nei Land tedeschi e le rivolte di piazza in Francia… tutti segni che è in atto, in quello che siamo usi chiamare Occidente, un radicale mutamento nei rapporti fra élite e popolo. Un rapporto che si era andato alienando da tempo, come già notava Cristopher Lasch sul finire degli anni ’90 nel suo “La ribellione delle élite”. Alienazione oggi drammaticamente visibile.
Le vecchie classi dirigenti sono sempre più palesemente delle oligarchie arroccate intorno ai loro privilegi e ad un sistema di economia finanziaria completamente scollato da quella reale, e quindi dalle classi produttive. Di  qui l’emergere prepotente di quello che in modo troppo semplicistico viene definito populismo o sovranismo, e che è, invece, l’insorgenza delle forze produttrici e reali delle Nazioni contro l’astrazione finanziaria che favorisce oligarchie ristrette e parassitarie a scapito delle maggioranze operose. Maggioranze che cominciano a cercare nuovi leader capaci di rappresentarle. Di qui Trump e Johnson, al di là dei loro pregi e difetti personali.
Prenderne atto significa comprendere quello che in troppi, oggi, si rifiutano anche solo di prendere in esame. La realtà sta cambiando in modo rapido e magmatico. E per tante posizioni consolidate e ormai sclerotiche, a partire dalla Ue così come la conosciamo, suona campana a morto.
Andrea Marcigliano
Senior Fellow del think tank “Il Nodo di Gordio”
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Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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