Task force statunitense contro la propaganda online dei gruppi terroristici

9 gennaio 2016 16:16 0 comments

task force contro la propaganda ISIS

E’ da tempo, ormai, che gli affiliati all’ISIS danno sfoggio di grandi capacità, in perfetto stile hollywoodiano, nel proporre filmati e altri spot di propaganda nella campagna mediatica, aumentando così la credibilità del gruppo tra i giovani musulmani scontenti, ispirando i simpatizzanti e attraendo nuove reclute.

Per tentare di fermare la propaganda online dei gruppi terroristici, gli Stati Uniti creeranno una task force. Avrà sede presso il Dipartimento per la sicurezza interna, ma si propone di arruolare decine di agenzie federali e locali. Altre mosse includono l’ammodernamento di un programma del Dipartimento di Stato che è stato creato per servire come war-room per le informazioni nella sfida online contro lo Stato Islamico ed intaccarne la credibilità.

I piani sono stati annunciati dalla Casa Bianca l’8 gennaio 2016, quando i membri senior del team di sicurezza nazionale del presidente Obama si sono recati in California, in un rinnovato sforzo, per arruolare le imprese della Silicon Valley nel contribuire a contenere la minaccia terroristica. Il capo dell’NSA, Mike Rogers, il capo dell’intelligence USA, James Clapper, il capo dell’FBI, James Comey, e il segretario alla Giustizia, Loretta si sarebbero incontrati con i dirigenti di Apple, Facebook, Twitter e altre aziende del settore.

Secondo quanto riporta il Washington Post, la mossa arriva in un momento di crescente ansia pubblica e di critica alla strategia dell’amministrazione dopo i recenti attentati di Parigi e di San Bernardino, California, collegati o in parte ispirati dallo Stato islamico. Un funzionario intervistato sulla questione ha riferito che l’obiettivo nell’invio di tanti alti funzionari a Silicon Valley è stato quello di assicurarsi che le aziende tecnologiche “capiscano cosa abbiamo di fronte per quanto riguarda il Daesh.”

Le intenzioni degli Stati Uniti sono di interrompere il reclutamento e la radicalizzazione da parte di gruppi terroristici, che utilizzano sempre più le piattaforme dei social-media e le tecnologie di comunicazioni criptate, spesso sviluppate negli Stati Uniti, ma al di fuori della portata delle forze dell’ordine.

Le modifiche svelate, l’8 gennaio 2016, riguarderebbero gli adeguamenti burocratici e strategici, con poche indicazioni di qualsiasi aumento sostanziale delle risorse.

Il Dipartimento di Stato USA ha annunciato la creazione di un nuovo Global Engagement Center (centro operativo globale) con il compito di contrastare i messaggi pro-ISIS.

Nel mese di settembre, Obama aveva convocato un incontro internazionale presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel quale diceva ai rappresentanti di più di 100 nazioni e gruppi della società civile che “in definitiva, non sarà sufficiente sconfiggere l’ISIS sul campo di battaglia, dobbiamo evitare che avvenga una radicalizzazione, reclutamento e ispirazione degli altri alla violenza, in primo luogo. E questo significa sconfiggere la loro ideologia”.

Il fulcro del nuovo piano dell’amministrazione è la nuova task force presso il Dipartimento di Sicurezza Nazionale, che coordinerà gli sforzi domestici del governo di contro-radicalizzazione e servirà da canale per le idee, i contributi e altre risorse ai gruppi della comunità in tutto il paese.

La task force sarà guidata da George Selim, un funzionario per la sicurezza interna, che in precedenza è stato alla Casa Bianca come direttore per le partnership comunitarie – una posizione che lo ha messo in contatto regolare con le forze dell’ordine locali e le comunità musulmane.

I funzionari USA hanno detto che la nuova unità sarà composta da rappresentanti di almeno 11 dipartimenti o agenzie, e che la sua missione è l’utilizzo dei dati per trovare il miglior modo per combattere la radicalizzazione, e trovare i finanziamenti e il sostegno agli sforzi di intervento.

Saranno coinvolte anche le comunità musulmane degli Stati Uniti, anche se i funzionari hanno avvertito che l’ambiente per questi americani è diventato più tossico negli ultimi mesi in seguito agli attacchi di Parigi e San Bernardino.

Il rinnovato programma del Dipartimento di Stato sarà guidato da Michael Lumpkin, un ex ufficiale della marina degli Stati Uniti, che dal 2013 ha servito come assistente segretario alla Difesa per le operazioni speciali e conflitti a bassa intensità.

L’unità del Dipartimento di Stato ha già contribuito a istituire un centro messaggi negli Emirati Arabi Uniti, con piani anche per altri paesi come Malesia e Nigeria.

La conferenza dell’8 gennaio, con gli alti dirigenti di YouTube, Facebook, Twitter, Microsoft, LinkedIn e Apple, è il più ambizioso tentativo dell’amministrazione di convincere le aziende a collaborare alla campagna di contrasto ai militanti.

Ma le aziende sono state riluttanti a cooperare con il governo, che ha fatto pressione alle imprese per modificare i sistemi di cifratura utilizzati negli smartphone e in altri dispositivi in modo di consentire all’FBI e a altre forze dell’ordine di monitorare le comunicazioni.

Elvio Rotondo

Country Analyst

 

Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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