Soleimani: eliminato un ostacolo alla trattativa Usa-Iran?

3 gennaio 2020 09:02 0 comments

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Qassem Soleimani non era un qualsiasi generale iraniano. Innanzitutto era il comandante delle Brigate Qods, i reparti speciali operativi, sotto copertura, in tutti i teatri più caldi del Medio Oriente. Dall’Iraq, dove avevano notevolmente contribuito a sradicare le milizie dello Stato Islamico, alla Siria come puntello fondamentale della resistenza di Assad. Dallo Yemen, dove i reparti Qods hanno organizzato la resistenza degli Houti contro l’offensiva a guida Saudita, sino al Libano, ove hanno organizzato ed addestrato le forze militari di Hezbollah. Senza dimenticare i legami con Hamas in Palestina.
Adorato dai suoi uomini, considerato un pericolo mortale a Washington, Gerusalemme, e forse ancor più a Riyadh, Soleimani non aveva pochi nemici anche a Teheran. Ed è, forse, proprio questa una delle chiavi di lettura per leggere il raid, di precisione chirurgica, effettuato dall’amministrazione statunitense su Baghdad. Operazione voluta, come esplicitamente dichiarato dal Pentagono, dallo stesso Trump.
Colpendo il comandante dei Qods, Washington non ha solo rinsaldato ulteriormente i rapporti con i sauditi, tassello fondamentale dei nuovi equilibri medio-orientali nel disegno di Trump, ma potrebbe provocare un vero e proprio terremoto nel delicato sistema di potere della Repubblica Islamica iraniana, favorendo quelle fazioni che, sotto traccia, cercano il dialogo con gli States. E che, in buona sostanza, fanno capo allo stesso Presidente Rohani che condivide col suo collega americano una visione “mercantile” delle relazioni internazionali. Visione che Soleimani contrastava con forza. E con il suo, ingombrante, peso e prestigio.
Certo, al momento, la situazione appare estremamente confusa, con la reazione iraniana virulenta, almeno a parole. Né poteva essere diversamente.
Tuttavia gli effetti di questa situazione si potranno leggere con chiarezza solo fra qualche mese.
Andrea Marcigliano
Senior fellow think tank “Il Nodo di Gordio”
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Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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