Quando la geografia conta. Il Pakistan tra Cina e Russia

1 ottobre 2015 16:31 0 comments

Il Pakistan è un Paese in via di sviluppo e rientra nel gruppo delle undici nazioni, BRICS inclusi, che hanno il potenziale per diventare le grandi economie del XXI secolo. Anni di instabilità politica e guerre hanno tuttavia rallentato lo sviluppo economico e attualmente il Pakistan si ritrova povero di materie prime in una condizione di semi-industrializzazione.

Sulla base dell’approccio geopolitico nello studio delle relazioni internazionali, non si può fare a meno di constatare come la geografia influenzi continuamente e inevitabilmente le politiche estere delle nazioni. Nel caso del Pakistan la sua collocazione in Asia lo pone in una posizione strategica, e ciò, unito alla favorevole congiuntura internazionale, può consentire ad Islamabad notevoli possibilità di crescita economica e di prestigio internazionale.

La procedura di adesione del Paese all’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, avviata lo scorso luglio a Ufa durante il vertice congiunto BRICS-SCO, è un importante passo verso la valorizzazione geopolitica del Pakistan. L’avvicinamento ai due colossi eurasiatici (Russia e Cina), che guidano l’Organizzazione, darà, e sta già dando, i suoi frutti dal punto di vista economico.

Putin e Sharif

Le relazioni tra Pakistan e Federazione russa, infatti, non sono mai state più floride di oggi. Storicamente i due attori non hanno mai sviluppato rapporti particolarmente amichevoli per vari motivi: innanzitutto il sostegno Sovietico all’India, grande acquirente di armi russe e acerrima nemica del Pakistan; l’appoggio di Islamabad all’insorgenza dei Mujaheddin anticomunisti in Afghanistan negli anni ’80; e la storica relazione che legava il Pakistan agli Stati Uniti.

Quest’ultimo punto, il più recente tra i fattori di diffidenza per Mosca, sta vacillando. Attualmente Washington non ritiene Islamabad un partner molto affidabile alla lotta contro il terrorismo internazionale e sta rivolgendo le sue attenzioni ad un attore di ben altra taglia nell’area, l’India, soprattutto per la sua posizione strategica nell’Oceano Indiano.

Dal canto suo la Federazione russa sta cercando di consolidare la sua presenza in Asia, anche a causa dell’atteggiamento europeo che, con le sue sanzioni economiche, ha orientato il Cremlino verso nuovi sbocchi commerciali per il suo export e nuovi mercati in cui investire i propri capitali. Gli idrocarburi russi hanno così avvicinato Mosca e Pechino ed entrambe sempre più ad Islamabad.

Per quanto riguarda la Repubblica popolare cinese, i rapporti con il Paese musulmano sono sempre stati ottimi, soprattutto in chiave anti-indiana; recentemente l’importanza di Islamabad è aumentata da quando Pechino ha rilanciato il progetto della “Nuova via della seta”. I cinesi, sentendosi sempre più minacciati dalla presenza militare statunitense nel Pacifico e non potendo competere con la Marina militare a stelle e strisce, hanno optato per lo sfruttamento della via di terra per raggiungere i mercati occidentali per i propri prodotti e quelli asiatici per reperire gli idrocarburi. In quest’ottica va letto il massiccio investimento di Pechino nel porto di Gwadar, in Pakistan, che si affaccia sul Golfo di Oman; questo Hub energetico-commerciale ridurrà notevolmente i tempi ed i costi per l’import/export cinese.

Durante il sopra citato vertice BRICS-SCO, il presidente russo Vladimir Putin e il Primo Ministro pakistano Nawaz Sharif avrebbero formalizzato l’accordo per dar vita al gasdotto “North-South”. Il progetto prevede la costruzione di terminali per il trasporto di gas liquefatto e 1100 chilometri di gasdotto che collegheranno la città portuale di Karachi nel sud del Pakistan con Lahore nel nord-est. L’accordo avrà una validità di 25 anni e sarà soggetto a proroga automatica per un lustro. Il progetto prevede l’utilizzo di tecnologie, materiali e attrezzature russe e, nello specifico, sarà  RT Global Resources, una società controllata dall’ente statale russo Rostec, a occuparsi della costruzione, il cui costo stimato ammonta a circa 3 miliardi di dollari.

Già lo scorso novembre Mosca e Islamabad hanno firmato un accordo bilaterale che ha aumentato la cooperazione in campo militare. L’intesa prevede lo scambio di informazioni su questioni politico-militari, l’implementazione della cooperazione nei campi dell’antiterrorismo e della sicurezza internazionale e la possibilità di condividere in futuro operazioni di peace-keeping.

Altro evidente segnale di avvicinamento tra le due nazioni è la trattativa, al momento in corso, per la vendita dei Jet da combattimento Su-35 e l’accordo concluso sull’acquisto di elicotteri da combattimento Mi-35 Hinde-E da parte pakistana.

Anche l’allentamento della pressione americana sull’Iran, dovuto ai positivi sviluppi sul dossier nucleare, favorirebbe i due paesi eurasiatici. Innanzitutto Islamabad e Teheran potrebbero finalmente ultimare il gasdotto, inaugurato nel 2013, che unirebbe i due paesi; il progetto era stato infatti bloccato a causa delle sanzioni occidentali contro l’Iran e su forte pressione di Washington. Se la costruzione dovesse riprendere, Gazprom ha già dichiarato che sarebbe interessata a investire ingenti somme.

Questi nuovi sviluppi stanno sicuramente preoccupando un altro gigante asiatico, l’India, che vede un suo storico alleato e fornitore di armamenti, la Russia, aprire i propri arsenali a un altrettanto storico rivale. Mosca ha cercato di rassicurare Nuova Delhi che il rapporto di amicizia tra i due Paesi non sarà messo in discussione da eventuali accordi col Pakistan. La Repubblica indiana dal canto suo sta già diversificando i propri fornitori di armi, guardando a Israele e Stati Uniti. Gli storici rapporti tra i due paesi difficilmente si incrineranno con facilità ma questa mossa russa potrebbe spingere Nuova Delhi a considerare le lusinghe americane. Da tempo Washington vorrebbe l’India più collaborativa nei suoi confronti e in quelli degli alleati del Pacifico (Giappone in primis) in funzione di contenimento della Cina. Il vertice di Ufa ha sicuramente dato un nuovo spirito alle due organizzazioni alternative all’Ordine mondiale a guida americana, tutto dipenderà dagli sviluppi interni al gruppo BRICS-SCO, a quanto queste organizzazioni sapranno valorizzare i nuovi membri, dirimere i loro timori e le rivalità reciproche.

 

Gianluca Padovan

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