I soldati “fantasma” di Afghanistan e Iraq

24 gennaio 2016 09:57 1 comment

I soldati “fantasma” di Afghanistan e Iraq

Il fenomeno dei cosiddetti soldati “fantasma” sembra essere un problema comune di Iraq e Afghanistan, due paesi molto distanti ma entrambi compresi in quello che oggi si definisce il Grande Medio Oriente. Il termine politico fu coniato dalla seconda amministrazione Bush e si riferisce a vari paesi appartenenti al mondo musulmano, in particolare Iran, Turchia, Afghanistan e Pakistan ma anche a paesi del sud del Caucaso e dell’Asia Centrale.

Secondo quanto riportato dall’huffingtonpost.com, Iraq e Afghanistan sono accomunati da molte cose, tra cui le grandi assegnazioni di fondi da parte degli Stati Uniti e gli elevati livelli di corruzione che li contraddistinguono. L’esercito americano ha investito almeno 65 mld di dollari in Afghanistan e altri 25 mld in Iraq per potenziare le forze di sicurezza locali ma sia l’esercito che le forze di polizia, di entrambi i paesi, si sono rivelati essere composti da un numero di elementi fittizio.

Infatti, ci sarebbe un’altissima percentuale di “soldati e poliziotti fantasma”, personale cui viene pagato regolarmente lo stipendio ma che in realtà non esiste. Gli stipendi pagati sono dirottati sui conti di migliaia di ufficiali e funzionari corrotti. Quella che quindi si poteva definire un’operazione d’implementazione della sicurezza di successo si è dimostrata per quello che era. Non appena le forze nemiche hanno attaccato, hanno trovato eserciti e forze di polizia effettivamente sguarniti.

Il fenomeno dei “soldati fantasma”, insieme alla scarsa motivazione e alle numerose diserzioni, incide notevolmente sulle capacità delle forze di sicurezza. Nel 2014 in Iraq, nelle città a nord e a ovest, a fronte di attacchi da parte di un modesto numero di combattenti dello stato islamico, una parte consistente dell’esercito aveva abbandonato le armi e lasciato le postazioni. Il Primo Ministro iracheno affermò che c’erano almeno 50.000 soldati “fantasma” nell’esercito. (Questa cifra è stata ampiamente sottostimata.) Nel dicembre dello stesso anno, i funzionari iracheni riferivano che era stato sospeso il pagamento di decine di milioni di dollari di salari perché destinati a forze inesistenti.

Le Forze afghane spesso si trovano ad affrontare lo stesso fenomeno. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Associate Press, ci sarebbe un imprecisato numero di soldati cui viene pagato lo stipendio senza che siano presenti nelle unità assegnate, probabilmente, perché legati a qualcuno di importante, come i “signori della guerra”, o perché, in caso di decesso, le morti non sono state mai segnalate alle amministrazioni e i comandanti o i funzionari compiacenti ricevono puntualmente i loro salari.

Le forze di sicurezza afghane sono interamente finanziate dalla comunità internazionale, per un costo di circa 5 miliardi di dollari l’anno, la maggior parte dei quali proviene dagli Stati Uniti.

Il problema, a livello nazionale, è stato particolarmente grave nella provincia di Helmand, a sud del paese, dove i talebani hanno conquistato vasti tratti di territorio, dopo che Stati Uniti e Nato, alla fine dei 12 mesi della formale missione di combattimento, sono passati al supporto e all’addestramento delle unità afghane.

In Afghanistan, di recente, quando gli attacchi dei talebani hanno dilagato, le unità delle forze afghane, a causa della mancanza di personale, si sono trovate duramente schiacciate e si sono ritirate o sono state sconfitte. Il numero del cosiddetto personale fantasma nei ranghi delle forze di sicurezza afghane, come anche nella polizia, è sconosciuto. Recentemente, tuttavia, il capo del consiglio provinciale della provincia di Helmand ha stimato che il 40% dei soldati afgani nella zona potrebbe essere “fantasma”.

La carenza di personale ha consentito ai talebani d’impadronirsi del 65 per cento della provincia minacciando il capoluogo Lashkar Gah. Negli ultimi tre mesi sarebbero morti 700 poliziotti e 500 sarebbero rimasti feriti, probabilmente, anche a causa di forze di sicurezza numericamente inadeguate, insufficienti per contrastare la minaccia talebana.

In Afghanistan, dopo quasi 15 anni dall’intervento guidato dagli USA che ha rovesciato il governo dei talebani, e nonostante i miliardi di dollari in aiuti, la corruzione è ancora molto diffusa mentre le forze di sicurezza locali annaspano per tenere a bada i progressi degli insorti in tutto il paese.

Il Ministero della Difesa non ha commentato il fenomeno delle forze di sicurezza “fantasma”, mentre il portavoce del ministero dell’Interno ha riconosciuto il problema e ha detto che un’indagine è stata avviata, senza però fornire ulteriori dettagli. Ma i dati sono preoccupanti, assolutamente da non sottovalutare, secondo l’Associated Press le vittime sarebbero in crescita del 28 per cento dal 2014, con circa 5.000 perdite tra le forze afghane. Secondo Stars & Stripes, gli Stati Uniti e i partner della coalizione hanno speso 41 milioni di dollari, solo nel 2015 per le forze afghane, che contano oltre 325.000 unità.

Allo stato attuale le forze armate afghane faticano a controllare il territorio del paese e hanno bisogno del supporto di qualche migliaio di soldati USA e NATO, ancora presenti nel paese. La grave situazione nella provincia di Helmand, a causa dell’intensificarsi dei combattimenti con i Talebani, e la facilità con cui è caduta Kunduz, città nel nord, fanno apparire alquanto necessario il raggiungimento di un accordo con i Talebani, considerato, specialmente, l’aumento della presenza dei militanti dello stato islamico in alcune parti del paese.

Ne è dimostrazione l’incontro, alcuni giorni fa a Islamabad, dei rappresentanti afghani, pakistani, cinesi e americani per stabilire una roadmap per un accordo di pace tra il governo afghano e i Talebani. L’obiettivo primario del processo di riconciliazione è creare le condizioni per portare i gruppi talebani al tavolo delle trattative e persuaderli a rinunciare all’insorgenza.

Elvio Rotondo
Country Analyst

 

Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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