Recensione “Quei cialtroni che (s)fecero l’Italia”

13 luglio 2011 17:56 0 comments

Quei cialtroni che (s)fecero l’Italia
Autore: Augusto Grandi
Fonte: lospiffero.com

Non è la solita controstoria del Risorgimento, ma un excursus di 150 anni di vita italiana vista sotto il profilo del sistema economico e produttivo. Un modo per sfuggire la retorica patriottarda di questi giorni e fare i conti con luci e ombre di un processo che ha portato l’Italietta marginale e stracciona degli inizi a seddersi nei consessi dei Paesi più industrializzati del mondo

C’è un antidoto alla montante, bolsa retorica patriottarda che rischia di intossicare le imminenti celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità nazionale? Di sicuro una buona dose di pagine scevre tanto dall’esaltazione acritica di un periodo storico che, bene o male, è il principale mito fondativo della scalcinata identità italiana, quanto dall’anticonformismo di maniera, volto allo sputtanamento “a prescindere”. Anzi, a dirla tutta, ci ha francamente nauseato la mole di contro-storie sul Risorgimento che ha inondato le librerie, al punto che quello che doveva essere una provocazione, utile a dare il giusto peso agli eventi e a mostrare anche i lati oscuri (e qualche volta ignobili) del processo unitario, è diventato un vero e proprio genere letterario di moda, in cui si mescolano ricostruzioni documentate e storiograficamente ineccepibili a pamphlet ribaldi privi di ogni attendibilità.

Nonostante il titolo (Eroi e cialtroni: 150 anni di controstoria), il libro di Augusto Grandi (scritto con il suo alter ego in gonnella Teresa Alquati) non è un’opera revisionista, almeno se con questa espressione s’intende l’operazione tutta ideologica di contrasto della vulgata corrente (la gramsciana “Rivoluzione tradita”) con un orianesimo aggiornato e speculare. È piuttosto il racconto del travaglio di una nazione visto sotto il profilo del sistema economico e produttivo: povera e marginale nel 1860 quando, alla vigilia della proclamazione dello stato unitario, presentava un reddito medio «meno di un terzo di quello francese e un quarto di quello inglese», finita suo malgrado – e nonostante la sciatteria della sua classe dirigente – al tavolo dei grandi paesi industrializzati. Un processo tutt’altro che lineare, contrassegnato dall’alternarsi di fasi di espansione, in cui l’ingegno italico e l’arte d’arrangiarsi prevalgono sull’arretratezza della struttura statuale e amministrativa, e stadi di decadenza, nei quali il Paese sconta ad interessi altissimi tare ataviche (fissità della struttura sociale, divario Nord/Sud, nanismo delle imprese, collusione tra capitale e politica) e sempre nuove inettitudini.

E giacché il medico pietoso fa la piaga purulenta, il libro è inesorabile nella sua carrellata di successi e fallimenti nostrani: dai pionieristici tentativi di dotare il Paese di infrastrutture e industrie alla bolla edilizia e lo scandalo della Banca Romana, dall’autarchia fascista all’irizzazione selvaggia; senza dimenticare le tumultuose stagioni del boom del secondo dopoguerra, della conflittualità in fabbrica, della contestazione sessantottina, fino alle contemporanee contraddizioni della via italiana alla globalizzazione. Alti e bassi, espansione e depressione, imprenditori illuminati e padroni delle ferriere: una lettura diacronica che aiuta a comprendere, molto più di certe presuntuose analisi sociologiche, lo stallo attuale. Ed è proprio sul presente che il buon Grandi (nella foto a destra) mostra scetticismo sulle nostre capacità di riscatto. «Per ora il processo di globalizzazione dell’economia italiana èstato condotto nel peggiore dei modi. L’interesse di pochi grandi gruppi esportatori ha prevalso non solo sui problemi della stragrande maggioranza delle Pmi, ma anche e soprattutto è stato anteposto ai reali interessi del Paese». L’unica strada da percorrere è quella della qualità, della «qualità assoluta». Ma non basta. «Occorre ripartire dal basso, ricreando una morale su cui costruire un’economia. (…) Dando prospettive e un futuro ai tanti giovani che non vogliono arrendersi ad un ruolo passivo, di mantenuti a vita dalle famiglie e dallo Stato».

A. Grandi, T. Alquati
Eroi e cialtroni: 150 anni di controstoria
Politeia Edizioni, Torino 2011, pp. 174, € 15,00

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