Dialogo Azero-Armeno a Sochi

14 luglio 2011 12:42 0 comments

Lunedì 25 gennaio si è svolto a Sochi un vertice trilaterale fra il presidente azero Ilham Aliev, e quello armeno Serzh Sargsyan, alla presenza del presidente russo Dmitrj Medvedev, rivolto ad approfondire il dialogo tra Baku e Yerevan sul conflitto del Nagorno-Karabakh.

Un incontro che era stato anticipato, una decina di giorni fa, dalla visita di Recep Tayyip Erdogan a Mosca, durante la quale il Premier turco interessato a normalizzare i conflitti irrisolti alle porte del proprio paese, aveva sollecitato il Cremlino a svolgere un ruolo più attivo nella soluzione dell’annosa questione caucasica.

L’iniziativa è esordita all’insegna dello scetticismo visto che già aveva sollevato opinioni contrastanti, a partire da quella dello stesso Vladimir Putin. Tuttavia la diplomazia russa sembra aver agito con la massima celerità, tant’è che nei giorni immediatamente successivi il leader della comunità armena del Nagorno-Karabakh Bako Saakyan, si è recato a Mosca per discuterne la questione, mentre, il Ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov è giunto a Yerevan con lo stesso obiettivo.

In seguito nella capitale armena è arrivato anche Robert Bradke, copresidente americano del Gruppo di Minsk che, insieme ai due omologhi francese e russo, ha incontrato il Presidente armeno Serzh Sargsyan.

Sargsyan ha fin da subito annunciato che il conflitto non può essere deciso in assenza di un dialogo diretto fra l’Azerbaigian e la provincia armena di Artsakh. Mentre, il Presidente azero Ilham Aliyev ha attribuito la priorità al principio dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian, aggiungendo che le forze d’occupazione armene devono lasciare il territorio. Inoltre, ha dichiarato che gli azeri sfollati devono poter rientrare, che debba essere garantita la loro sicurezza, e che in futuro le due popolazioni, l’armena e l’azera del Karabakh, possano vivere in autonomia all’interno di un’entità statale azera. A tale dichiarazione il Ministro degli Esteri armeno Eduard Nalbandyan ha replicato che l’Armenia non si ritirerà dalle sue posizioni.

Tutti presupposti che non sembravano preannunciare un esito costruttivo di questi negoziati. Tant’è che anche il Ministro della Difesa armeno Servan Ohanyan ha esordito con il motto: “Se vuoi la pace prepara la guerra”. Da parte azera, sebbene non si possa parlare di dichiarato ottimismo, quantomeno sulla stampa, le posizioni apparivano più sfumate.

Il vertice si è comunque svolto nella località di Krasnaya Polyana, vicino a Sochi, costituendo la quinta riunione tra Sargsyan e Aliyev.

Come pronosticato dai vari osservatori, non è stato sottoscritto alcun documento d’intesa fra le parti. Tuttavia, in una dichiarazione rilasciata alla stampa dal Ministro russo Sergej Lavrov, questi negoziati hanno avuto un loro risvolto positivo. Lavrov ha, infatti, affermato che si sono intensificati gli sforzi, da parte del Gruppo di Minsk, a trovare soluzioni alternative soddisfacenti per tutti verso una normalizzazione della contesa: “I colloqui sono stati produttivi – ha detto Lavrov – , le parti hanno esaminato le proposte concrete avanzate dei copresidenti del Gruppo di Minsk. C’è stata un’intesa generale circa l’urgenza preliminare di stillare questo documento, poiché offrirebbe la possibilità di apportare formulazioni concrete a questi negoziati, il cui risultato più rilevante è stato quello di accordare le parti sulle questioni in cui si trovano in disaccordo onde includerle nel testo del documento. Si è stabilita la sua essenzialità in vista dei lavori futuri. Inoltre i presidenti hanno convenuto l’importanza di portare avanti il dialogo”.

Diciamo che forse, al di là di questo esito, il vertice trilaterale è risultato utile soprattutto alla Russia e alla Turchia. Non dimentichiamo i vasti interessi economico-energetici che questi due paesi condividono nella regione. Evidentemente a prescindere da progressi concreti, solo un ulteriore incontro diretto fra Armenia e Azerbaigian poteva condurre a degli sviluppi, anche meramente diplomatici, che la Turchia a Mosca da sola con le sue forze non era grado di concretizzare.

Ermanno Visintainer

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