Ermanno Visintainer, Andrea Marcigliano e Daniele Lazzeri intervistati dalla stampa in Azerbaijan

17 gennaio 2012 16:44 0 comments

il prof. Andrea Marcigliano a un recente incontro all'Ambasciata Kazaka

È apparsa sulle riviste azerbaigiane GÜN – Azərbaycan Xəbərləri (Oggi – Azerbaijan News) e “TƏZADLAR” l’intervista ad alcuni analisti del think tank “Il Nodo di Gordio”. Gli interventi, richiesti dal prof. Togrul İsmayl, docente universitario con cattedre a Baku e Istanbul, riguarda le relazioni politiche ed economiche tra l’Azerbaijan e l’Italia, e l’esempio dell’autonomia della Regione Trentino-Alto Adige come possibile soluzione alla difficile situazione di conflitto e contesa territoriale con gli Armeni nel Nagorno Karabakh.

 

 

 

 

Ecco l’intervista tradotta in italiano:

 

Dobbiamo comprendere l’importanza del ruolo che svolge l’Azerbaijan per l’Europa e specialmente per l’Italia – Ermanno Visintainer: “è essenziale implementare le relazioni bilaterali dell’Italia con l’Azerbaijan”.

 

Da una prospettiva italiana, come valutereste l’importanza politica, strategica e economica dell’Azerbaigian?

Ci si dimentica troppo spesso che l’Azerbaigian è Europa, come tutto il Caucaso. E che la sua storia e cultura è, pertanto, parte integrante della civiltà, oltre che della storia europea. Dimenticanza che deriva da una sostanziale miopia, da un “provincialismo” che porta, ordinariamente, a concepire solo l’Europa Occidentale come Europa e, in buona sostanza, come “centro del mondo”. Dimenticando che l’Europa si estende verso Oriente sino al Caucaso e agli Urali, che, per altro, non rappresentano barriere insormontabili. Tant’è vero che, dal punto di vista squisitamente geopolitico, si dovrebbe parlare di Eurasia. E l’Azerbaigian è, per eccellenza paese europeo che fa da ponte con la vicina Asia, in particolare con il mondo turcofono e con quello iranico.

Dobbiamo partire da questo per comprendere l’importanza che oggi l’Azerbaigian riveste – ed ancor più dovrebbe rivestire  – per l’Europa in generale e, più segnatamente per l’Italia. Perché sarebbe riduttivo e, soprattutto, fuorviante, ricondurre le relazioni di oggi esclusivamente ad interessi economici. Che, certo, rivestono notevole importanza – ed ancor più, prevedibilmente, sono destinati a rivestirne nel futuro – visto che l’Azerbaigian è un grande produttore di gas naturale e petrolio, essenziali per i sistemi industriali dell’Europa Occidentale, nonché un paese in rapido sviluppo, e quindi un mercato sempre più promettente per le nostre industrie. Tutto questo, per quanto rilevante, non deve, però, farci chiudere gli occhi sull’importanza geopolitica – e, di conseguenza, anche geo-economica – delle relazioni con Baku. Infatti, la Repubblica Azera riveste un ruolo cardine di connessione fra Europa ed Asia, mondo slavo e mondo turcofono e – cosa che ci riguarda, in quanto italiani, più da vicino – fra area caspio-caucasica, Mar Nero e Mediterraneo Orientale. Una vasta e complessa “regione geopolitica” che – dopo un sostanziale “congelamento” nei decenni della Col War – è oggi ritornata centrale, nonché di vitale importanza, nel Great Game politico-economico mondiale.

 

Quanto pensate che sia importante l’Azerbaigian per l’Europa e specialmente per l’Italia?

Sarebbe, fondamentale per l’Europa, ovvero per l’area UE, intessere relazioni sempre più strette e produttive con l’Azerbaigian. Il che, però, non sembra avvenire, a causa dell’incapacità della UE di darsi una linea comune in politica internazionale. Incapacità che, di fatto, delega alle singole Cancellerie nazionali scelte che, invece, dovrebbero essere comuni. Come nel caso, macroscopico, del Gruppo di Minsk, dove la Francia tende a rappresentare essenzialmente i propri interessi di bottega – in particolare elettorali, facendosi influenzare pesantemente dalla lobby armena francese – invece che quelli corali dell’Unione Per altro anche Berlino mantiene, nei confronti dell’Azerbaigian un atteggiamento “ambiguo”, a causa dell’interesse tedesco a veicolare le forniture di gas e petrolio provenienti dall’area del Caspio e dell’asia Centrale esclusivamente attraverso il proprio territorio. Tendendo, quindi a privilegiare i rapporti bilaterali con Mosca e a sfavorire quelli con Baku, che porterebbero, invece, a dare sempre maggior rilievo alla connessione Caucaso-Anatolia_Mediterraneo.

In questo contesto, l’Italia ha tutto l’interesse a promuovere ed implementare le relazioni bilaterali con l’Azerbaigian. Infatti rappresenta il termine “occidentale” di una “regione geopolitica e geo-economica di cui Baku incarna lo stipite orientale.

 

Quanto vi aggrada il livello di svipuppo delle relazioni italo-azere e che tipo di suggerimenti avreste a favore di queste e per svilupparle ulteriormente?

Relazioni tanto più vitali in quanto coinvolgerebbero tutto il Mediterraneo Orientale – compresa la Turchia – e la regione balcanica in rapida, e vorticosa, evoluzione. Relazioni, per altro, facilitate tanto dal comune interesse – italiano per le materie prime azere, azero per il Know How italiano – quanto da affinità culturali e storiche più profonde di quanto comunemente si possa credere. In fondo siamo entrambi popoli “mediterranei” – anche se il mare azero porta altro nome – e la nostra storia antica e medioevale presenta ben più di qualche punto di contatto. Tant’è che il famoso condottiero del XIV sec., Cangrande della Scala, Vessillifero del Sacro Romano Impero e Signore di Verona – nonché amico e protettore di Dante Alighieri – portava quel nome in ricordo del suo antenato, un Khan degli Avari giunto in Italia dal Caucaso secoli prima.

 

Come vedete la soluzione del conflitto del Nagorno Karabakh?

In Italia sono maturate negli ultimi decenni esperienze politiche che potrebbero fornire un riferimento “interessante” per una soluzione pacifica e condivisa della vertenza sul Nagorno-Karabakh. In particolare il sistema di autonomie – ormai ampiamente sperimentato – in Trentino-Alto Adige volto a garantire la coesistenza fra italiani e tedeschi, e quello in Friuli-Venezia Giulia che assolve ad analogo ruolo con la minoranza slovena. Autonomie che, su scala più vasta, hanno portato, da due decenni circa, alla costituzione dell’Alpe-Adria, una sorta di confederazione economica trans-nazionale fra regioni autonome dell’Italia, dell’Austria e della Slovenia. Regioni, in passato, ferocemente contese e teatro di conflitti sanguinosi. Che però, oggi, sembrano destinate a costituire – pur nel rispetto delle diverse identità e culture – una nuova area comune di prosperità.

 

L’Italia possiede già l’esperienza dell’autonomia. In tal caso, come potrebbe l’Azerbaigian utilizzare quest’esperienza per ripristinare la sua integrità territoriale?

In particolare il Trentino Alto Adige, Regione dove hanno sede il Centro Studi “Vox Populi” e il think tank “Il Nodo di Gordio”, è un esempio di convivenza e di integrazione tra il mondo italiano e quello germanico. È il luogo dove, al termine della prima guerra mondiale con la dissoluzione degli Imperi centrali in Europa, si è rischiato di esasperare le frizioni linguistiche, etniche e culturali.

Lo speciale statuto di autonomia di cui gode la Regione Trentino Alto Adige, invece, ha consentito non solo di superare i potenziali conflitti ma sta rappresentando anche un ideale ponte culturale nel dialogo e nella cooperazione transfrontaliera con il mondo dell’Europa Centrale, nella cornice delle nuove entità istituzionali euroregionali (GECT – Gruppo europeo di cooperazione territoriale).

Un sistema di gestione istituzionale, politica ed economica che, evitando di giungere agli estremi dell’indipendentismo, concede alla Regione un’ampia autonomia decisionale su specifiche materie (istruzione, sanità, amministrazione degli enti locali, politiche sociali etc.), che rimangono tuttavia strettamente ancorate al quadro normativo stabilito a livello nazionale.

 

 

Link agli organi di stampa in Azerbaijan dove è apparsa l’intervista:

http://www.tezadlar.az/index.php?type=xebergoster&id=17770

http://gun.az/politics/21337

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